(C)Che cosa possiamo scrivere di IRAN, oggi lunedì, che sabato, quando saremo letti, non sarà sorpassato dai fatti?
(O)Eppure dobbiamo rischiare un giudizio, individuare un valore che non sia messo in discussione dalle contingenze. Per prima cosa indicherei una fonte di notizie e di elementi per un giudizio alternativa ai giornali e alle posizioni comunque preconcette dei politici. Esiste, davvero, è OASIS, la struttura di ricerca fondata dal cardinale Scola quando era ancora a Venezia. Tutti possono trovare interventi scritti, una newsletter in internet e riflessioni di esperti in video su Youtube. La parola del titolo definisce il programma: un luogo di accoglienza e di vita per tutti anche in quel deserto di umanità che sta diventando il mondo intero.
(C)Attenendoci a quanto suggeriscono le valutazioni di Oasi, possiamo sperare di ridurre al minimo gli errori nostri. La prima osservazione che ritengo fondata è il fallimento già previsto in anticipo dei presunti colloqui di pace. Dico “presunti” perché si poteva essere certi in anticipo che un accordo si poteva forse immaginare sull’arricchimento dell’uranio a scopo pacifico, ma non sugli armamenti missilistici iraniani. A posteriori, valutando attentamente le modalità dell’azione israelo-americana, possiamo capire che, fallita la possibilità di spaventare il regime iraniano con lo schieramento della forza d’attacco, così da costringerlo a negoziare, anche l’opzione bellica sia mutata: dalla distruzione della capacità nucleare al tentativo di sovversione del regime politico.
(S)Un’azione di forza per portare la democrazia? Inutile, forse dannosa ipocrisia. Non sono pochi gli osservatori che credono che i moderati e gli incerti iraniani si stringeranno intorno al regime per amore di patria. Forse Trump sperava di ripetere l’operazione “Venezuela”, ma né lui, né i suoi consiglieri, ammesso che qualcuno osi dargli consigli, hanno saputo valutare due aspetti: uno, storico e perenne, che l’Iran attuale è l’erede di una potenza storicamente imperiale, da secoli ma ancora oggi impegnata a cercare di ricostruire una egemonia religiosa e morale su tutto il mondo islamico, con cui ha un rapporto di amore e di odio, come dimostrano oggi gli attacchi ai paesi arabi del Golfo, islamici ma traditori perché disponibili al dialogo; il secondo è globale, che questo tipo d’intervento sembra giustificare quelli attuati dalla Russia in Ucraina e nei paesi ex sovietici del Caucaso, quello ipotetico ma credibile della Cina verso Taiwan, nonché qualsiasi altro scontro sanguinoso regionale o locale in Africa o in Asia.
(C)Questo secondo aspetto spiegherebbe l’apparente inazione di Russia e Cina, quasi che sperino più vantaggi politici ed economici dal concentrarsi della politica Usa più sulle esigenze contingenti di Israele che sugli assetti internazionali. A questo punto come trovare una soluzione di pace? Nessuno ha spiegato a Trump e Netanyahu che la forza non risolve i problemi, ma li aggrava? Eppure ci sono svariati esempi (Somalia, Iraq, Libia, Cecenia, Sudan, Afghanistan, Siria, per citare solo i più noti). Ma per non essere ipocritamente astratti o inconcludenti, per arrivare ad una speranza di pace bisogna individuare almeno un punto concreto e decisivo: la necessità della rinuncia dell’Iran, chiunque lo guidi, alla costruzione dell’arma atomica.
(O)Perché solo all’Iran e non ad Israele, che già ne possiede forse un centinaio, anche se non lo ammette?
(C)Io credo ci sia la certezza morale che Israele voglia vivere in pace, sebbene sia indispensabile che lo dimostri non pretendendo l’annessione della Cisgiordania e ne riconosca invece la sovranità. In questo caso potremmo considerare che l’arma atomica israeliana resti un deterrente estremo contro la strabordante potenza del numero degli Stati islamici circostanti. Ritengo purtroppo più credibile a parità di deterrenza nucleare e nell’eventuale presenza di una egemonia iraniana/sciita, visibilmente coltivata finora attraverso l’armamento fornito ad Hamas, Hezbollah e Houthi, che si possa attuare l’intenzione dichiarata per quarant’anni dall’Iran e iscritta nelle costituzioni dei gruppi estremisti citati, di cancellare Israele (quindi anche i suoi abitanti) dalla carta geografica.
(O)Per questo è importante che i cristiani in ogni Paese facciano i cristiani, ricordandosi di essere “figli di Abramo”, a cominciare dalle persone singole con la preghiera, per finire ai responsabili politici, che usino tutte le possibilità del dialogo e della diplomazia e scongiurino il pericolo che invece della pace nasca una terribile stagione di terrorismo.
(C)Costante (O)Onirio Desti (S)Sebastiano Conformi