Essendo nato nel 1976, Davide Galimberti, sindaco di Varese (o borgomastro, se preferite), non ha vissuto il Sessantotto con le relative espressioni di culto che l’hanno caratterizzato. Una di queste era “fuga in avanti”. Ecco, leggendo la storia del vertiporto che si vuole far nascere nella zona dello scalo merci della stazione di Trenitalia – che per noi rimane sempre quella delle Ferrovie dello Stato – per fungere da base di quadricotteri, pluricotteri e altri velivoli simili utilizzabili come taxi del cielo, mi è venuta in mente proprio quella frase.
Premessa: dal 1982 ho una licenza di volo a motore e, per diletto ma senza grandi pretese, mi diverto a far volare anche piccoli droni (ho sostenuto pure l’esame per la licenza europea). Dunque sono tutto tranne che uno contrario alle cose che volano. Ma di fronte a quell’annuncio, presentato in pompa magna e con un malcelato profumo di campagna elettorale anticipata, mi si sono drizzate le antenne e le mie fauci sono entrate in pre-allarme. Previo consulto con amici che erano miei dipendenti quando presiedevo l’Aero Club Varese a Venegono e che ora sono comandanti di velivoli di linea, ho avuto la conferma di quanto immaginavo: per vedere in Italia e in Europa una realtà del genere, con un servizio “punto a punto” da Varese a una località “ics” (diciamo Malpensa in primis) che sfrutti velivoli a decollo e atterraggio verticale ci vorranno almeno dieci anni. All’Adi Museum di Milano l’anno scorso ho seguito la presentazione di un nuovissimo quadricottero con propulsori elettrici, in grado di volare anche in automatico: ti siedi e lui, volendo, fa da solo. Davvero intrigante. Fa già questo servizio in Cina e a Dubai stanno partendo iniziative analoghe. In Cina e a Dubai, appunto.
Ma questi Paesi sul piano dell’aviazione hanno una realtà ben diversa da quella italiana ed europea. Inoltre, a parte il discorso dell’organizzazione del servizio – non potrà che essere gestito da privati –, di chi costruirà il suddetto vertiporto – idem come sopra: escludo, se non in minima parte, la mano pubblica; ho sentito dire che ci sarebbe un potenziale interesse da parte di investitori ticinesi –, c’è la non trascurabile questione della certificazione di questi nuovi velivoli. E qui entriamo nel ginepraio delle norme e della burocrazia, un mostro che agisce sia su scala nazionale sia su quella continentale. Un fattore complementare sarà poi l’addestramento dei piloti: chi lo farà? Con quali costi? Con quali standard e con quale normativa? Insomma: adelante Pedro, con juicio. Di sicuro il volo dei quadricotteri rappresenterà il futuro che verrà e io non posso che tifare in questo senso. Ma non è certo il presente da “vendere” con trionfalismo degno di miglior causa. Penso allora, caro “Galimba” Galimberti, che sia preferibile una bella “fuga all’indietro”, concentrando risorse ed energie sulle tante cose da sistemare a Varese.
Nel caso la memoria non assista, provo a fare un elenco di quelle che a mio avviso sono delle priorità (e chi vuole colmare mie dimenticanze, faccia pure): completare il rifacimento dell’asfalto delle strade (molte presentano ancora buche orrende); aggiustare i marciapiedi; bonificare edifici vari, almeno nel salotto buono, da ignobili scarabocchi spacciati per libera espressione di pensiero; tenere pulita meglio, molto meglio, la città; magari organizzare un sistema di monitoraggio – e quindi di prevenzione – dell’inciviltà dilagante; completare le opere bibliche (Caserma Garibaldi, area ex Aermacchi, la stessa area delle stazioni che, se guardo i rendering dell’epoca, mi pare ancora assai incompleta); fare sì che alle suddette opere bibliche non se ne aggiunga un’altra (il rifacimento di piazza XX Settembre con relativo teatro); decidersi a dare una nuova vita al Campo dei Fiori con interventi che possano permettere la riapertura della seconda funicolare e del Grand Hotel; sistemare, dopo infinite chiacchiere, Villa Mylius; stabilire una volta per tutte che cosa fare dello stadio e della relativa zona; risolvere lo scandalo dell’Isolino Virginia; mettere mano all’indecenza estetica di Largo Flaiano, affinché sia una vera porta d’ingresso e un biglietto da visita della città; curare con piglio diverso il verde pubblico, in alcune zone, a cominciare dai Giardini Estensi, in condizioni indecenti; riaprire il minigolf; rivedere l’assurda decisione di non acquisire la ex stazione del tram di viale Aguggiari. Più in generale: dare un’identità a una città che all’inizio del Novecento se l’era costruita e che poi è stata pian piano smantellata. È un discorso che vale anche per il successore a Palazzo Estense di Davide Galimberti.