Società

SCUOLA IN PANNE

GIANFRANCO FABI - 06/03/2026

Sono stato invitato all’Istituto tecnico-commerciale Gino Zappa a Milano per parlare con gli studenti sul tema della comunicazione con i grandi cambiamenti che stanno avvenendo e con la crisi dei tradizionali mezzi di comunicazione.

Due classi, una quarantina di giovani di 15-16 anni, spigliati e, in gran parte, sorridenti. Contenti forse di avere un’alternativa alle solite lezioni. Oggi nessun voto, solo l’invito a riflettere sulla realtà che tutti noi stiamo vivendo nella particolare prospettiva dell’informazione.

I primi passaggi passano tranquilli. Parlo della grande crisi dei giornali, del fatto che nel secolo scorso si era arrivati a vendere cinque milioni di copie in edicola ed ora a stento si arriva al milione con in testa il Corriere della Sera, con poco più di centomila e via via tutti gli altri arrivando ai giornali locali che comunque sono quelli che percentualmente hanno perso meno copie.

I ragazzi seguono con apparente attenzione. Qualcuno, credendo di non dare nell’occhio, estrae il cellulare di tasca e comincia a guardarlo. Qualcun altro inizia un dialogo sottovoce con il suo vicino. Un altro si gira e dice qualcosa che fa sorridere la sua compagna nella fila dietro.

È forse il momento di cercare di scuotere l’attenzione chiamandoli a partecipare.

Domande?

La risposta è il silenzio.

E allora si continua affrontando il tema forse a loro più vicino: come è ora la comunicazione dopo l’avvento di internet e dei social network. Interrogati uno per uno hanno tutti un social network su cui passano “anche alcune ore” con Instagram e Tik Tok ai primi posti nei loro interessi. E allora merita spiegare il fatto che questi social sono governati da algoritmi (nessuno che si mostri interessato) che rispondono ad interessi particolari soprattutto economici.

Domande?

La risposta è il silenzio.

Ritengo sia il momento per richiamare l’importanza di una informazione di qualità, professionale, capace di rispondere alle esigenze di coscienza critica che dovrebbe avere ogni persona. Sottolineando il fatto che i social network sono un’arma di distrazione di massa, da prendere in modica quantità, con la tranquilla coscienza di perdere inutilmente del gran tempo.

Domande?

La risposta è il silenzio.

Quando un professore non sa attirare l’attenzione dei suoi allievi la colpa è sicuramente sua. Ma il tema dell’invasione dei social network negli interessi degli adolescenti è troppo importante per essere accantonato dato che è difficile, quasi impossibile risolverlo. La scuola sembra disarmata. Fare qualcosa è difficile, non far nulla è troppo poco. Il compito dei genitori è il più importante anche se certamente complesso.

Dall’altra parte del mondo, in California, a Los Angeles c’è un tribunale dove i responsabili dei social network sono imputati in migliaia di cause legali che li accusano di alimentare un’epidemia di depressione, ansia, disturbi alimentari fino ai suicidi.

Internet e i nuovi modelli di comunicazione hanno tanti aspetti positivi. Sono questi che vanno valorizzati. Spingendo i giovani a fare sport, studiare musica, aiutare gli altri: e che il telefonino resti un accessorio che non renda schiavi.