Attualità

STELLA STELLINA

LUISA NEGRI - 06/03/2026

Non abbiamo mai smesso di credere quanto fosse importante raccontare, da parte di noi che scriviamo, come la guerra e le discriminazioni razziali, realtà sempre all’ordine del giorno, finiscano per punire soprattutto gl’innocenti.

Su RMFonline lo abbiamo sovente fatto, evocando tra l’altro il grande, fondamentale romanzo di Elsa Morante: La Storia (1974). Nella figura del piccolo Useppe, figlio di uno stupro e di una devastante guerra -il secondo conflitto mondiale- ha universalmente rappresentato la tragedia degl’incolpevoli.

Sembra quindi importante evidenziare che anche durante il Festival di Sanremo una delicata e coraggiosa canzone di Ermal Meta abbia sottolineato la triste crudezza dell’attualità: degl’innocenti della striscia di Gaza, di nuovo al centro di una guerra, e simbolo vulnerabile di tutti i bambini vittime degli scontri bellici in corso nel mondo. O, non dimentichiamolo, dei respingimenti e annegamenti dei profughi in cerca di espatrio. Ricorderete la drammatica fotografia del piccolo siriano di tre anni, annegato sulla spiaggia turca, nel 2015, anche di lui avevamo dato testimonianza qui. Si chiamava Alan Kurdi, morto assieme alla mamma e al fratello prima di raggiungere la costa greca.

La garbata canzone di Ermal Meta -che Adriano Celentano, maestro nel frugare tra le pieghe dell’attualità e dei mutamenti della storia, ha definito la più bella del Festival- proprio nei giorni conclusivi della manifestazione è risuonata nelle sale dell’Ariston e nelle case d’Europa.

Stella stellina la notte si avvicina, non basta una preghiera per non pensarci più’ cantava proprio quella sera Ermal. E intanto le bombe avevano già colpito, la mattina, mentre l’Iran rispondeva al fuoco di Israele, altri martiri.

Ha spiegato l’autore: l’idea gli era venuta proprio una sera, mentre giocava con la sua bambina, che ripeteva la filastrocca Stella Stellina. Un po’ tutti la ricordiamo dal tempo dei nostri anni più belli. Poi lo sguardo gli era corso alla tivù e aveva visto il volto di un’altra bambina morta proprio nella Striscia. “Dalla collina si attende primavera ma non c’è quel che c’era, non ci sei più tu”. La bambina ha vissuto un solo giorno, come le farfalle, scrive Ermal. O come le rose, avrebbe scritto De André, anch’egli cantore della vita e dei succubi della violenza.

Come qualcuno ha fatto notare, Meta ‘ha portato sul palco il dolore dei bambini’, senz’avere paura delle critiche o dell’indifferenza di chi non era interessato a farsi ‘guastare la festa’.

L’episodio e la canzone offrono inoltre un risvolto letterario e benefico. Ermal ha firmato in parallelo un libro di filastrocche in pubblicazione per La nave di Teseo, dedicato a un apposito fondo per Save the Children in Italia.

Se ti sei sentito a disagio la canzone l’hai scritta anche tu”, ha replicato il cantautore alle critiche. Lui quel disagio lo ha vissuto, lo ha raccontato, lo ha messo in musica e in parole. “Ma non chiamatela ninna nanna”, dice.

Nella dolcezza di una canzone possono esserci l’amarezza della vita, l’ombra del morso dell’odio, il dolore della morte. Perché lo spettacolo autentico fruga nella vita. E non ha paura delle lacrime.