Cultura

SVAMPEIDE

SERGIO REDAELLI - 06/03/2026

Nato il 28 febbraio 1938 sotto il segno dei pesci, ascendente cavedano in carpione. A quasi dieci anni da quando si è “assentato” il 26 agosto 2017, le battute di Nanni Svampa, i dischi, i libri e i film che ha interpretato tengono viva la memoria del cantore della Milano di ringhiera, del cabarettista che fondò i Gufi con Magni, Brivio e Patruno, dello studioso della canzone popolare lombarda nonché traduttore di Georges Brassens. Per ricordarlo nel decennale della malaugurata partenza, gli amici riprenderanno il progetto “svampiano” di conferire la laurea humoris causa ad artisti laureati che non professano la disciplina che hanno studiato: proprio come lui, che alla sudata laurea in economia alla Bocconi preferì il mestiere dell’umorista.

Nella casa in via Castello a Porto Valtravaglia, un ex oratorio maschile acquistato dalla Curia con cortile e giardinetto, Dina Gianoni parla volentieri dei sogni, delle abitudini e dei vulcanici progetti del marito, quasi sempre realizzati e qualche volta frustrati. Una casa vissuta: prima era stata un’osteria e poi la sede della filarmonica. Nanni l’acquistò nel 1987 abbandonando il precedente rifugio per le vacanze a Domo. Ci abitò stabilmente dal 1998 con la moglie e la suocera, alternando le battute di pesca alle bicchierate con gli amici e alle ore trascorse organizzando recital nel bellissimo studio affrescato del ‘700 che chiamava “la stanza del vescovo”.

“Il rimpianto di mio marito? So che avrebbe voluto interpretare il ruolo del protagonista nel film Il pretore di Cuvio di Piero Chiara. Era già pronta la sceneggiatura, lo scrittore lo vedeva come l’interprete giusto ma non si trovò una società di produzione disposta a finanziare il progetto. Nanni fece un pensierino anche al ruolo di Temistocle Orimbelli nel film La stanza del vescovo girato nel 1977 da Dino Risi, ma la parte fu affidata a Ugo Tognazzi. Ci restò male. Provava simpatia per Chiara e lavorò come attore in altri due film tratti dai suoi libri: Dimmi che fai tutto per me diretto da Festa Campanile nel 1976, ispirato al romanzo “Saluti notturni dal Passo della Cisa” e Il cappotto di Astrakan diretto da Marco Vicario nel 1979”.

“Rimasero amici – ricorda Dina – e continuarono a sentirsi per telefono, senza frequentarsi. Nanni era un uomo riservato al di là delle apparenze. Si comportava nello stesso modo con gli altri artisti verbanesi. Lavorò con Renato Pozzetto nel film di Festa Campanile Un povero ricco, ma i rapporti non andarono mai oltre la stima professionale. Seguivano filoni artistici diversi. Pozzetto venne a trovarmi prima del funerale, fu molto carino. Stesso rapporto con Dario Fo. Amavano il teatro, lo scherno, la risata, erano entrambi di sinistra, ma Nanni non faceva parte del clan”.

Per Svampa è rimasto un sogno irrealizzato anche firmare sceneggiature o regie per il cinema e la tivù: “La regia gli piaceva – ammette la signora Svampa – ma non al punto di rinunciare a ciò che amava di più e cioè stare sul palco, cantare, intrattenere e far divertire il pubblico, essere insomma l’attrazione dello spettacolo”. Nanni e Dina si erano conosciuti sull’isola di Ponza nel 1960, lei in vacanza, lui studente all’ostello della gioventù: “Avevamo molto in comune, entrambi nati a Milano con ascendenze verbanesi, i miei della Valtravaglia, sua mamma di Sangiano e il padre di Cannobio. Nanni diceva scherzando di essere stato concepito in battello”.

Il resto è la loro storia d’amore. Si sposano nel 1966 e vanno ad abitare in un appartamento a equo canone in via Milani, a Città Studi, con l’ufficio a due passi in via Brocchi. Nascono Elena e Lidia, le due figlie con cui oggi Dina conserva il ricordo del marito attraverso l’Associazione Nanni Svampa insieme alla collaboratrice storica Nucci Ferrari, alla “brassensiana” Mirella Conenna, al biografo Michele Sancisi e a Roy Tarrant, l’ultimo discografico. Gli amici lo hanno ricordato nel 2018 con un tributo al Piccolo di Milano e nel 2024 all’Elfo Puccini con una giornata di testimonianze intitolata Svampeide a cui sono intervenuti, tra gli altri, Lino Patruno, Enrico Intra, Flavio Oreglio, Silvano Piccardi, i Gotturni, Enrico De Angelis, Pietro Bianchi, Francesco Pellicini, Massimo Cecconi e Fiorenzo Grassi.

Svampeide è anche il titolo del libro autoprodotto dalla famiglia ricavato dalla giornata all’Elfo, tirato in 500 copie, distribuito online e con il passaparola, a 15 euro. “Qui è rimasto il suo archivio ancora tutto da studiare – dice Dina – invito studenti e artisti a venire a consultarlo. Quando era a Porto, Nanni curava i fiori e coltivava l’orto, leggeva, scriveva e andava a pescare nel porticciolo o in barca a punta Molino, su un piccolo dinghy, talvolta a Luino e Angera. Partiva da solo alle cinque e rientrava nel pomeriggio. In giugno pescava gli agoni da riva, puliva il pesce, lo metteva in freezer e cucinava l’agonata fritta per gli amici. A Porto, e non solo, gliene sono rimasti tanti”.