La notizia che su un social media era stato pubblicato un post in cui si augurava alla figlia di Giorgia Meloni di fare la stessa fine di Martina Carbonaro mi ha fatto venire i brividi. Se qualcuno è arrivato a nutrire, nei confronti di un’avversaria politica, un odio tale da augurarle la morte della figlia di 8 anni, allora davvero non c’è più nessuna speranza che la nostra società migliori. Questo è stato il mio primo pensiero, ma siccome sono fondamentalmente ottimista, mi sono detta che di certo il post l’aveva scritto uno di quei ragazzotti che si sentono forti e grandi solo nell’anonimato da tastiera.
Ecco, ho pensato, è proprio vero che i giovani hanno bisogno di un’educazione affettiva, che insegni loro a controllare le emozioni, a riflettere prima di agire e a prendere le distanze dagli impulsi. Se la famiglia non ci riesce, deve pensarci la scuola.
Illusione immediatamente frustrata la mattina successiva, quando, ascoltando il programma Prima pagina su radio3, ho scoperto che l’autore del post non è un ragazzotto sprovveduto, ma un sessantacinquenne, che, per giunta, è insegnante di tedesco in un liceo della provincia di Napoli. Intervistato dal TGR della Campania, si è definito cattolico – pensate se non lo fosse! -, animalista – e certo, la bambina di Meloni non è un animale (qualcuno però dovrebbe spiegargli che anche gli esseri umani lo sono) – e attivo nel volontariato. Si è scusato e ha cercato di giustificarsi dicendo che il post non l’ha scritto lui, ma l’intelligenza artificiale a cui aveva chiesto di scrivere qualcosa di cattivo sulla premier. Neanche capace di elaborare da solo un post o, almeno, di leggere quello creato da AI? I veneti direbbero peso el tacon del buso.
Se gli educatori sono a questi livelli, allora non c’è proprio speranza, mi sento disarmata anch’io. Ho ancora fiducia in quei colleghi che non hanno scelto l’insegnamento come ripiego, ma affascinati dall’avventura dell’educazione; tuttavia temo che il disinteresse manifestato nel corso degli anni dai vari governi finirà per ridurre la scuola in condizioni tali da rendere molto difficile una ripresa. Come vengono formati i docenti? Come vengono motivati, come vengono retribuiti? In quale considerazione sono tenuti?
A volte penso che per fortuna, data la mia età, non vedrò la decadenza completa del mio Paese. In questi giorni di festa per la nascita della Repubblica, ho davanti agli occhi l’immagine di Anna Iberti, la bella ragazza sorridente che il 2 giugno del’46 guardava il futuro con occhi luminosi e mi chiedo che espressione avrebbe oggi.
Ndr
L’educatore ha nei giorni successivi chiesto scusa e tentato il suicidio. Ha bisogno di cure. Ma c’è bisogno anche di prevenzione.