Oltrepassata la “mostra nella mostra” ovvero quella sezione dedicata al Luxury e alle “destinazioni “esotiche” dal Brasile, ai Paesi africani alla Cina, la mostra internazionale delle Vacanze di Lugano dà il benvenuto con l’ampio stand dedicato a Milano-Cortina, espressamente richiesto dal Comitato organizzatore dei giochi. Qualche metro più in là quello delle Ferrovie dello Stato, col Frecciarossa, “the best way to visit Italy”. In questo quadro, non pervenuta: Varese, la vicina città dove il Palaghiaccio ospita diverse nazionali per gli allenamenti e dove da qualche mese è partita l’iniziativa da tempo da molti attesa della Fondazione Turismo, sotto l’egida della Camera di Commercio e benedetta dalla Regione Lombardia.
Insomma, l’Insubria esiste per i convegni (si sono pure inventati la “Transinsubria”) ma assai poco per il terreno più concreto di collaborazione. Il turismo. Dove le “parrocchie” non hanno bisogno di arrivare al confine di Stato (10 Km): cominciano anche prima. Per verificare il quadro della situazione e le possibilità, ne abbiamo parlato con chi, attraverso la società Promax (di Ponte Tresa lato svizzero) dirige l’evento, il direttore della SIHE ovvero la Fiera Svizzera Internazionale delle vacanze, Marco Pion.

Un manager che ha visto lo scorrere di 23 anni (uno bloccato dal Covid) della manifestazione, e un’idea ce l’ha. “Non ci confrontiamo certo con le grandi fiere milanesi, in alcuni casi leader nel mondo o in Europa, e dobbiamo fare i conti con due decenni di cambiamenti portati nel settore espositivo e in quello turistico in particolare dal Web, ma abbiamo una consolidata presenza nel settore, tra la manifestazione autunnale, prevalentemente dedicata agli incontri tra operatori del settore, e quella primaverile orientata al grande pubblico”, dice oggi. “Anche se occorre fare i conti – pure qui in Svizzera – con le complessità della collaborazione tra pubblico e privato, tra i grandi organismi istituzionali e le più piccole realtà private più veloci e reattive”. Ma c’è spazio per una maggiore integrazione tra le realtà ticinese e quella di confine italiana, quindi Varese e Como in primis e poi anche Verbania-Cusio-Ossola (tra gli espositori a Lugano, la Ferrovia delle Centovalli divenuta motivo di attrazione) e anche Lecco. Il tutto, pur tenendo conto della molteplicità di competenze, che in Svizzera, tra “Turismo Svizzero” e la compresenza di quattro realtà territoriali o “OTR” (Lugano, Mendrisio, Locarno e Bellinzona) non ha nulla da invidiare a quella lombarda, se non per il numero di addetti, che oltre confine supera il centinaio.
“Direi che c’è una notevole affinità, paesaggistica e anche culturale e socioeconomica tra i due lati del confine. Il profilo di Varese, Busto, Gallarate appartiene tra l’altro a un’area economicamente non troppo dissimile dal Ticino. Credo che potremmo facilmente identificare cinque o sei destinazioni Insubriche, come minimo e senza problemi di confine, che interessano sicuramente sia me sia lei”.
La “regione dei laghi” per eccellenza, ovvero l’Insubria, potrebbe quindi conquistare promuovere una sua identità turistica? Qui il discorso si fa complicato, e delicato, perché Istituzioni, associazioni e operatori spesso “suonano” come tanti solisti con brani diversi, anche se proprio a Lugano uno
stand significativo al riguardo era quello dell’Abruzzo, con la presenza comune di vari soggetti: da associazioni di B&B a Camere di Commercio ad enti locali. “Come operatori privati che non possono contare su fondi pubblici, dobbiamo ricordarci di fare quadrare i conti, ma lo spazio per una maggiore cooperazione c’è”, dice al riguardo Pion.” Stavamo anche discutendo qualche tempo fa con la Camera di Commercio di Varese un evento a Malpensa Fiere, e Malpensa é un collegamento molto comune per Lugano, un po’ sotto casa. Tuttavia quando ci siamo presentati alla seconda riunione, già vicini l’evento, ci siamo trovati con tutti gli interlocutori cambiati, e piuttosto che ricominciare daccapo si è rinunciato all’iniziativa. Sono problemi tipico della grande organizzazione e di quella pubblica in particolare. La vostra Camera ha tra l’altro puntato intelligentemente sul cicloturismo col progetto “Do You Bike?”, che si rivolge a un pubblico interessante sul piano internazionale. Anche con le Camere di Commercio di Como e con Lecco abbiamo avuto interlocuzioni, però ripeto: noi possiamo fare la nostra parte, ma sono i soggetti territoriali che devono dettare la strada”.
In una Varese che guarda da sempre con invidia la Sponda Grassa del Verbano occidentale, e il fin smodato affollamento del Lago di Como – dove comunque le permanenze medie sono nettamente superiori a quelle varesine (1,6 notti) condizionate dall’elevato numero di “arrivi” aeroportuali che “diluiscono” le presenze – potrà essere proprio il Ticino l’alleato provvidenziale? Per la Fondazione Turismo, in attesa che decolli davvero, è una sfida da affrontare. Se sapremo mettere da parte i campanilismi e sapremo gestire progetti comuni.