In Confidenza

LE PICCOLE COSE

Don ERMINIO VILLA - 07/11/2025

Se Cristo è il Re, il Padrone, l’Onnipotente, dov’è? cosa fa? come può permettere che l’uomo distrugga se stesso e la terra?

Per il Vangelo Dio non agirà con magici interventi strabilianti, perché ha già fatto qualcosa di straordinario, forte, potente per cambiare la situazione: ha fatto te, me, ciascuno di noi.

Cristo non ha mani: ha soltanto le nostre specifiche qualità per completare oggi il suo lavoro di creatore e di salvatore.

Cristo non ha piedi: ha soltanto il nostro coraggio di esserci per poter raggiungere ogni luogo e migliorare le situazioni.

Cristo non ha labbra: ha soltanto i nostri dialoghi quotidiani per abbattere ogni tipo di muro e costruire ponti.

Per Gesù le nostre “piccole cose” sono l’ultima pagina della Bibbia – forse l’unica – che la gente legge ancora.

Le “piccole cose” hanno l’aria da nulla, ma sono sacre perché sono la causa delle più grandi e il loro sostegno.

Nel giudizio universale Gesù nella griglia di valutazione non richiede riti religiosi (siete andati a messa, acceso candele, fatto novene?) né inserisce la parola “amore” come sentimento vaporoso.

Usa invece i verbi casalinghi di una mammadar da mangiare e bere, vestire, curare, soccorrere, capire.

Il potere delle piccole cose mette tutto “in stato interessante”. È una espressione bellissima, andata un po’ persa purtroppo, per indicare che l’attesa generativa crea una nuova identità e una nuova personalità non solo per il feto che matura, ma pure per chi diventa genitore, nonno, fratello. Cambia tutto.

Presto cominceremo il tempo di Avvento e seguiremo il crescere di Gesù nel grembo di Maria, per essere come lei e con lei “in dolce attesa” (!) del Natale.

C’è bisogno anzitutto che la nostra anima resti “in-cinta”. Se la parola è presa dal latino significa solo “senza-cinta” come gestione delle esigenze (ad es. l’allargare il vestito). Così può essere il Natale: cose da organizzare e preparare.

Risalendo invece al greco antico “kytos” è spazio o cavità, “in-citos” è l’entrare della vita in ogni cellula (es. cito-plasma).

Nell’antichità “citos” era sinonimo di “grotta” per custodire o “calice” per centellinare, come gli estremi della vita di Gesù.

Abbiamo bisogno poi che la nostra anima sia “pregnance”, come si dice in inglese (simmetrico al nostro “pregna”), che sia impregnata, riempita, colma, lievitante di vita e di Dio.

Poi che la nostra anima sia “in der hoffnung”, “in speranza”, come nella bella sfumatura del tedesco. Che “venga alla luce” grazie a quelle “piccole cose” di cui non cogliamo mai abbastanza la bellezza, la bontà, la preziosità..

Abbiamo bisogno di accorgerci che siamo “gravidi di Dio”.