Cultura

TSUNDOKU

GIOIA GENTILE - 07/11/2025

Li guardo. Li minaccio: prima o poi vi eliminerò tutti. Dagli scaffali delle librerie mi sembra di sentirli sogghignare: come faresti senza di noi? Hanno ragione. Come potrei vivere in una casa senza libri? Anche se non riesco più a leggere su carta, anche se ogni settimana li spolvero e, in occasione delle pulizie generali, li tiro giù uno per uno e li rimetto a posto, cercando ogni volta un ordine più logico; nonostante una fatica che sembra insensata, non posso separarmi da quei silenziosi, fedeli compagni di viaggio. Quasi tutti mi ricordano un momento, un episodio della mia vita, le persone con cui ne ho parlato, l’occasione in cui li ho comprati, il motivo, l’aspettativa, il desiderio di scoprirli.

Stanno lì, come un rifugio sicuro, a fare casa. E, quasi a ricordarmi quanto la loro funzione sia importante, ogni tanto si lasciano sfuggire una vecchia cartolina, con firme di persone che mi hanno accompagnato per un tratto di strada; oppure un foglietto su cui avevo appuntato un commento, una riflessione. Sembra vogliano dirmi: vedi? Siamo la tua memoria, non puoi liberarti di noi, anche se ormai siamo qui solo per essere spolverati.

Ma se i libri che ho già letto sono presenze consolatorie, ci sono quelli che non ho ancora letto a farmi sentire in colpa; e non sono solo i libri di carta comprati nella convinzione di riuscire prima o poi a leggerli, ma anche gli e-book, che acquisto con una velocità superiore alla velocità di lettura.

Per fortuna ho scoperto che siamo in tantissimi ad avere questa abitudine e che non ha senso sentirsi in colpa, anzi. Umberto Eco, che aveva una sterminata biblioteca, sosteneva che i libri che non abbiamo – o non abbiamo ancora – letto non dovrebbero essere motivo di ansia ma di orgoglio, perché, essendo un costante promemoria di tutto ciò che non sappiamo, ci rendono perennemente curiosi e desiderosi di apprendere.

Già tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento i Giapponesi – e chi, altrimenti? – trovarono un termine elegante per descrivere questa abitudine: tsundoku, che significa, più o meno, “accumulare e lasciare lì per leggere un giorno”; è un termine che porta in sé la speranza e rappresenta molto più di una lettura rimandata: un patrimonio di conoscenza capace di confortare e dare calore allo spazio domestico.

Pare che diversi studi scientifici abbiano messo in evidenza come la presenza di libri, anche non letti, tra le pareti domestiche abbia effetti benefici sulla salute mentale di coloro che le abitano, migliorando la memoria e stimolando la creatività. Ma come può succedere se non si leggono? Eco diceva che molte volte gli capitava di sfogliare un libro mai letto e di scoprire che ne conosceva già il contenuto. Ipotizzava – ironizzando – che le parole si trasferissero alla memoria tramite il contatto con i polpastrelli.

Comunque sia, ogni libro non letto è come una porta socchiusa e sapere di poterla aprire è già una ricchezza e una consolazione.