Pennsylvania Avenue

“TUA MADRE L’HA FATTO”

FRANCO FERRARO - 07/11/2025

La campagna di Trump contro i giornalisti sgraditi

C’è chi evita i giornalisti, chi li adula, chi li corrompe, chi li manipola, chi li disprezza e li offende. In quest’ultimo caso rientra – come vittima – Shirish Dáte, accreditato alla Casa Bianca per l’Huffington Post, protagonista di un episodio che spiega, meglio di tante minacce di Trump, l’atteggiamento dell’amministrazione americana nei confronti della stampa, e uso un eufemismo, “non allineata”. All’indomani della dichiarazione di Trump: ”Vedrò Putin a Budapest”, Date scrive a Karoline Leavitt, addetta stampa della Casa Bianca, chiedendo chi avesse indicato la capitale ungherese per l’incontro. La risposta è stata lapidaria e spiazzante: “Tua madre l’ha fatto”.

Benjamin Franklin, ne L’almanacco del povero Richard, scrive: “Sii educato con tutti; socievole con molti; intimo con pochi; amico con uno soltanto; nemico con nessuno.” Se la cultura non alberga nella mente della Leavitt neppure l’educazione fa parte del suo bagaglio. La portavoce peraltro ha pure rincarato la dose quando, sempre in un messaggio, ha scritto a Date che era “uno scribacchino di estrema sinistra che nessuno prende sul serio, nemmeno i suoi colleghi dei media, solo che non glielo dicono in faccia”.

Il finale è perfettamente in linea con lo stile-Leavitt: “Smettila di mandarmi le tue domande false, di parte e piene di stronzate”. E visto che potere e offese viaggiano con lo stesso biglietto ecco intervenire Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, che dopo aver rifilato a Date il secondo “tua madre” ha fatto, se possibile, di peggio in un messaggio pieno di parolacce sulla statura fisica e la mascolinità del giornalista.

Alle intemerate di Trump contro i giornalisti si è abituati, ma in questo caso ciò che sorprende è che a scatenare la rabbia velenosa del duo Leavitt-Cheung sia stata una domanda tutt’altro che fuori luogo visto che Budapest, quindi l’Ungheria, ancora aderisce formalmente alla Corte Penale Internazionale, che ha spiccato un mandato di cattura contro Putin per crimini di guerra. E proprio a Budapest, nel 1994, la Russia promise di non invadere l’Ucraina se questa avesse rinunciato, come fece, agli armamenti nucleari ereditati dalla dissolta Unione Sovietica.

Che non sia un bel momento per la stampa americana non al guinzaglio della Casa Bianca, tra intimidazioni e minacce legali, lo dimostra anche il walk out dal Pentagono di decine di giornalisti dopo la decisione quasi unanime delle principali testate statunitensi – da Cnn a Bloomberg, da Afp a Reuters, dal New York Times a Fox News (notoriamente più vicina a Trump) – di non accettare il nuovo regolamento imposto dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth che avrebbe, di fatto, obbligato i media a trattare esclusivamente notizie approvate dal Pentagono stesso. Insomma, un muro di gomma attorno alle cose del Pentagono. Uno dei giornalisti con gli scatoloni in mano, Tom Bowman, è stato chiarissimo: “Firmare il regolamento di Hegseth ci trasformerebbe in stenografi che ripetono comunicati stampa, e non in cani da guardia che tengono i funzionari governativi sotto controllo”. Come non dare ragione a Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti e terzo presidente, quando diceva: “Dove la stampa è libera e tutti sanno leggere, non ci sono pericoli”.