Il punto blu

VERSI COME FIGLI

DINO AZZALIN - 07/11/2025

La “Notte dei Poeti”

Che la poesia non salverà il mondo ormai è quasi assodato, ma che ne abbellisca i contorni è facile crederlo. Non mi era mai capitato di notare tale discrepanza in questa moderna “valle di lacrime”, pur celebrando da quasi quarant’anni la Notte dei Poeti, manifestazione che, l’estate scorsa, ha visto la partecipazione di più di mille persone. È vero, la location di Villa Toeplitz ha contribuito al successo, ma di sicuro sono i versi piovuti dal pianto di stelle ad avere permesso di vedere esauditi i desideri che avevamo appeso alle comete.

Le letture relative alle ultime pubblicazioni poetiche confermano le sensazioni. Prima su tutte Nome di paese: Ascensione di Mario Santagostini, Fallone Editore, libretto di appena dodici poesie, rivelatore di un percorso ormai consolidato che colloca l’autore tra le voci più importanti della poesia italiana contemporanea. Ascensione è davvero un paese, simile comunque al luogo dove si dice che Gesù sia salito al cielo, con il suo profilo frastagliato o i fenomeni di erosione come i calanchi, promesse venute dall’alto dei cieli. “Certe volte nei giorni quando mio figlio/riparte per l’Africa,/specie se siamo a ottobre già inoltrato/mi viene da dire:-non so se, o dove/lo rivedrò ancora./Forse mai. Forse va via per sempre, in paesi troppo/lontani per esistere./O cambierà la sua strada/O un giorno, lo ritroverò seduto in un caffè all’aperto,/tra tavolini e sedie impagliate./Dove ricorda a stento/ chi era il padre… “

Quasi a dire, sbagliando, che la poesia è nostra, come i figli, ma è un’illusione assoluta, perché diventano patrimonio collettivo, proprietà del mondo, nel momento in cui vengono dati alla luce (i figli) e scritti su una pagina (i versi). Altra bella testimonianza è quella di Marco Pelliccioli, autore di Concerto del Tempo, Lo Specchio, Mondadori, dove, come riferisce il prefatore, “È una narrazione fuori campo, una ‘controfigura’ che riporta a galla volti spesso famigliari, in una galleria di umili apparizioni e lo si capisce anche da questi veri ‘Chi si affacciava non capiva/la sua corsa solitaria/ma la pioggia scrosciava,/evaporava,/sulla faccia di lui che non fugge davanti al suo dolore/ma disegna con amore un inno/alla vita lungo la salita/…’ “. È un insolito contributo d’affetto e d’amore quello di Roberta Castoldi verso il mai troppo compianto Franco Loi, Con L’aria che passa, Conversazioni con Franco Loi. Edito da AnimaMundi, propone un piano intimo e segreto di una delle voci più rappresentative della poesia in dialetto milanese degli ultimi decenni. Vincitrice con questo libro del premio Europa in versi 2025, Roberta Castoldi, poetessa, traduttrice e musicista, sa cogliere appieno le caratteristiche della poesia di Franco Loi, che si possono riassumere in queste parole: “Come in tutte le parole in poesia, secondo la situazione o lo stato d’animo, la parola assume un valore o un altro…più attenta ai suoni, e a seconda della posizione in cui è scritta, una diversa sonorità e di significato a cui siamo abituati…L’aria non è solo quella che respiriamo, buona, ma può essere, maledetta, sofisticata, tossica…come la brezza delle foglie che tra l’altro noi non vediamo…”.

Dinamiche e metafore del vivere quotidiano. Un altro bel libro è sicuramente quello di Alberto Pellegatta per i tipi della rinata Guanda dal titolo Piccola estate, in cui l’azzardo delle parole attira in un fondale dove sono immersi tesori lessicali di inesausto valore “Nel cuore inciampano le querce./ Non sei ancora mia mamma ma già adoro i tuoi cerchietti.” Pellegatta, che ha trascorso molte estati nella casa di famiglia sul lago a Biandronno, mostra un linguaggio apparentemente asciutto, essenziale, che rivela una conoscenza intrinseca della parola poetica tanto da offrire perle di sensualità autentica non da tutti riconoscibile. “Qual è il mio nome/se mi hai sempre chiamato amore?”