
Il 30 aprile 1886 – centoquarant’anni fa – moriva a Roma Agostino Bertani, una delle personalità più spiccate del Risorgimento italiano, medico milanese e stretto collaboratore di Garibaldi, “salvatore” delle memorie di Carlo Cattaneo e anima organizzativa dell’impresa dei Mille. Un uomo che ha l’ulteriore merito di avere raccolto con passione e tenacia le testimonianze di quei giorni nel proprio archivio personale costituito da più di quattordicimila documenti, oggi a disposizione degli studiosi. L’archivio documenta fra l’altro perché Varese fu una città garibaldina per eccellenza: decine di carte testimoniano l’intensa partecipazione alla rete del movimento patriottico da Gallarate al capoluogo e al lago Maggiore.
Il 5 giugno 1885, un anno prima di morire, Bertani disponeva per testamento che “i mobili, i libri, le carte e quanto altro fosse rinvenuto nel suo appartamento passasse in eredità alla sorella” e affidava alla signora Jessie White Mario, “pasionaria” in camicia rossa, l’incarico di mettere in vendita le carte politiche, esclusivamente quelle, “non potendole lasciare liberalmente a biblioteche e musei, trattandosi di pane per i superstiti della mia famiglia”. Fu così che la signora Mario il 3 gennaio 1888 cedette al Comune di Milano per trentamila lire tutti i documenti, gli atti e le carte di valore storico e di interesse pubblico raccolte dall’”impresario” dei Mille.
L’archivio Bertani è oggi consultabile nel Regesto (sintesi di documenti non riportati per intero, 1099 pagine) edito nel 1962 dal Museo del Risorgimento e Raccolte Storiche del Comune di Milano, a cura del direttore Leopoldo Marchetti. Esso contiene gli atti segreti e la corrispondenza del Governo Provvisorio della Lombardia durante le Cinque Giornate di Milano dalle barricate di marzo fino al 4 agosto 1848; settantasei lettere che il Generale scrisse a Bertani; l’autografo di Luigi Mercantini con l’Inno di Garibaldi e la corrispondenza privata del medico milanese relativa alla difesa della Repubblica Romana nel 1849 e alla morte di Luciano Manara, di Enrico Dandolo e di Emilio Morosini.
Vi compaiono le lettere e gli appunti della campagna del 1859, le imprese dei Cacciatori delle Alpi, la preparazione della guerra nel 1866 e la battaglia di Mentana. E poi le statistiche e le relazioni di fatti di rilievo storico come le battaglie di Varese, di Laveno e di S. Fermo nel 1859 e semplici testimonianze della vita quotidiana, richieste d’arruolamento e lettere di volontari in partenza per la guerra, elenchi dei caduti e ricerche dei feriti ricoverati in questo o quell’ospedale. È quasi una cronaca giorno per giorno della raccolta di soldi, medicinali, armi per il Fondo “un milione di fucili” e di aiuti dalla Svizzera. Generosa, come si diceva, è la partecipazione della gente varesina all’impresa dei Mille.
Donne, sacerdoti, sindaci, assessori e intere giunte municipali inviano aiuti a Garibaldi e fanno a gara per offrire oboli e indumenti. Un cittadino di Gallarate propone l’utilizzo dell’aerostato sui campi di battaglia e invia disegni dei prototipi di carri blindati. Un altro conferma l’indole affaristica bosina e si offre di recarsi in Sicilia, nonostante le fucilate, per assumere l’appalto delle strade ferrate e un terzo invia la formula per fabbricare polvere detonante. Commuovono gli appelli di anonime famiglie trepidanti per i propri cari al fronte di cui non sanno più nulla, i medici chiedono di poter curare i feriti e i cittadini di ogni categoria sociale approntano ambulanze, spediscono bende e filacce.
Piena d’ansia è la lettera che un certo Giovanni Larghi indirizza da Varese a Bertani, il 31 luglio 1860, pregandolo di rimandare a casa il figlio Emilio, di dodici anni, fuggito per andare in Sicilia con Garibaldi. Riemergono i volti dei patrioti di Besozzo Lucia, Domenico e Giulio Adamoli, i podestà di Varese Carcano e Della Chiesa e il futuro presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia Benedetto Cairoli, fratello di Ernesto caduto a Biumo nel 1859. L’archivio contiene infine documenti di Carlo Cattaneo, di cui Bertani acquistò l’insieme delle carte dopo la morte del “padre del federalismo” nel 1869 a Castagnola. E a partire dal 1881 ne fece pubblicare le Opere edite ed inedite, in sette volumi, dall’editore Le Monnier.