Ho appena finito di leggere un libro che mi è stato regalato lo scorso Natale. Lo confesso: ho sbagliato ad aspettare tutto questo tempo. Perché una volta cominciato non sono più riuscito a lasciarlo. Divorato. Perché ho atteso mesi prima di prenderlo in mano? Non lo so, accade, mi è accaduto altre volte (forse è successo anche a voi), e diverse altre volte alla fine ho rimproverato me stesso per il rinvio della lettura. Il libro in questione è “Sempre troppo e mai abbastanza”. L’autrice? Mary L. Trump, nipote di Donald. Il protagonista? L’attuale presidente americano. Per chi ignorasse il rapporto tra i due lo dico subito: pessimo. D’altronde il sottotitolo del libro parla chiaro: Come la mia famiglia ha creato l’uomo più pericoloso del mondo. È lui il protagonista, dicevo, ma il libro racconta la storia dell’intera famiglia Trump, vista attraverso gli occhi di Mary, psicologa clinica, che fa delle dinamiche familiari un tema centrale della sua opera, analizzando non solo il suo rapporto con i sette membri della famiglia Trump più stretta, ma anche le loro relazioni reciproche. L’autrice non si spinge a offrire una diagnosi ufficiale, ma sostiene con fermezza che certi comportamenti di Donald e del padre Fred sr, sono riconducibili a specifici disturbi psicologici.
Il risultato? Un insieme di traumi, relazioni distruttive e una tragica combinazione di negligenza e abusi. Il presidente è stato fortemente condizionato da suo padre Fred sr. Ma il padre era più cattivo e l’infanzia di The Donald non deve essere stata tutta rose e fiori. Ma negli anni era sbocciata la complicità. Ricorda Mary in una intervista al Washington Post: ”Usavano con disinvoltura e frequenza un certo linguaggio razzista. Lo stesso si potrebbe dire degli insulti antisemiti e certamente c’era molta misoginia”. Mentre Fred jr, il padre di Mary era gentile, altruista, disponibile, Donald era l’opposto: duro, egoista, cattivo. Perfetto per seguire le orme del padre, che, spiega Mary, dopo aver snobbato il primogenito scelse Donald convinto che “l’arroganza e la prepotenza” del secondogenito, unite alla sua propensione a mentire e imbrogliare, fossero proprio ciò di cui la carica aveva bisogno. Fred sr. aveva addestrato Donald a reprimere le sue emozioni, considerando la tristezza e la gentilezza “superflue” e “poco virili”. E l’autrice aggiunge: ”Non ho problemi a definire Donald un narcisista: soddisfa tutti e nove i criteri descritti nel ‘Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali’”.
L’ego del Presidente raccontato da Mary “è una barriera fragile e inadeguata tra lui e il mondo reale, che, grazie ai soldi e al potere di suo padre, non ha mai dovuto affrontare contando solo sulle proprie forze”. Dopo la morte del nonno nel 1999, Mary Trump scoprì che questi aveva di fatto escluso lei e suo fratello dal testamento. Quando i due intentarono una causa, il resto della famiglia bloccò l’assicurazione sanitaria che avevano sempre ricevuto tramite l’azienda del nonno. (Suo fratello all’epoca aveva un figlio neonato affetto da una grave malattia neurologica che aveva comportato ingenti spese mediche). È il The Donald Style, cinico e vendicativo. E bugiardo, inesorabilmente bugiardo. Mary Trump dice, da psicologa, con un’analisi finissima, ciò che molti pensano: “Più è stressato, più si sente assediato, più è probabile che la distanza tra il dire una bugia e il crederci si riduca. Stiamo arrivando al punto in cui è istantanea”. E sul confine tra menzogna e delirio aggiunge: “È una combinazione. Penso che possa iniziare come una tattica, ma finisce per diventare un delirio perché il suo bisogno di perpetuare una narrazione su sé stesso – una narrazione molto specifica su sé stesso come vincitore, come se avesse sempre ragione – risale a decenni fa. È un meccanismo di difesa per proteggerlo dalla realtà di chi è veramente… Se ne fosse consapevole, non so se riuscirebbe a sopportarlo”. Dimenticavo. Fred Trump Jr. morì a causa di un infarto a 42 anni. Andò in ospedale da solo prima di morire. La sera della sua morte, scrive Mary, Donald è andato a vedere un film.