
In politica si sa, o si dovrebbe sapere, soprattutto prima delle elezioni, che il minimo comun denominatore è vincente rispetto al massimo comune divisore (che servirebbe per governare realmente). Di questa regola soprattutto, ha tenuto conto la “maggioranza Galimberti” che nel secondo mandato ha potuto godere di una stabilità superiore a quella del primo mandato (2016-2021), quando le tensioni tra la componente politico-riformatrice e quella civica furono palpabili.
I numeri sono in bilico e anche se manca un buon anno alle elezioni, la campagna elettorale è già cominciata, anche se i due schieramenti, centro destra e centro sinistra, sono in alto mare per quanto riguarda la definizione del candidato sindaco. Regola prima, privilegiare i punti di accordo rispetto a quelli realmente qualificanti. Il resto si vedrà.
Così, quello presentato venerdì scorso allo Spazio Giovani di Via Como – presente il Sindaco Galimberti, ormai fuori dai giochi per soglia raggiunta dei due mandati – come un “manifesto aperto” per la città di Varese, è ancora lontano anni luce da un “programma”. Il carattere “aperto” non è casuale, non solo per le petizioni di principio sul “contributo di cittadini, associazioni e realtà del territorio”, ma anche per la definizione della galassia (alias: coalizione) sottostante. La quale per il momento è priva dei 5 Stelle, rappresentati in consiglio Comunale dal solo consigliere Luca Paris, trasmigrato dai banchi del Pd. La vera novità è che la coalizione (10 le sigle aderenti, PD incluso) si arricchisce della componente calendiana, cioè Azione, rimasta a bocca asciutta nel 2021.
Perché i pentastellati sono fuori? Ricerca di distinguo, visibilità, adozione del principio “mi si nota di più se non intervengo o se vengo”? Fatto sta, ha precisato lo stesso Galimberti rispondendo a domanda di RMFonline, che “in una prima fase essi hanno partecipato alle riunioni preliminari, ma hanno legittimamente preferito vedere l’evoluzione programmatica”. L’apertura insomma è garantita, ma probabilmente si attende una convergenza sui programmi più definiti.
Per ora l’importante era non scontentare nessuno e stare alla larga da posizioni compromettenti. È singolare, per esempio, che non si faccia menzione di vere opere pubbliche, dopo che queste sono state la chiave di lettura di questi 10 (sin qui) anni di amministrazione. Per il momento principi generali. Sacro Monte? 10 e poi 5 anni fa entrambi gli schieramenti si dichiaravano contro i parcheggi, salvo poi lamentare la sosta selvaggia nei fine settimana estivi. Unificazione degli uffici comunali? Per ora si glissa, salvo qualche cenno alla digitalizzazione. Economia? Soliti concetti su artigianato, imprese locali, negozi di prossimità, ma poi si va a cercare a migliaia lavoro In Ticino e a Milano per imprese medie e grandi. Casa? Petizioni di principio, ma nessuna proposta di rottura per esempio per una fondazione immobiliare. Sanità? Non pervenuta. Idem per le politiche per gli anziani in una città sempre più vecchia. Disabili? Zero assoluto, salvo richiami doverosi al superamento delle barriere architettoniche (eppure non si può dire che il comune sia assente).
Si vedrà che cosa maturerà davvero nei programmi, che del resto non trovano nemmeno contraltari nel centro destra al di là delle consuete parole d’ordine: sicurezza, decoro urbano (e qui l’amministrazione dovrebbe farsi un esame di coscienza), commercio di prossimità, guerra alle ciclabili (che sono invece confermate nel “manifesto” come forme di riconquista di una città non dominata dall’auto.
Tra le novità la promessa/impegno di definire il candidato sindaco entro dicembre, un orizzonte temporale che conferma che i tempi sono ancora lunghi. Per il momento girano i soliti nomi. Quelli nel segno della continuità, come l’assessore Andrea Civati, avvocato, e la vicesindaca Ivana Perusin (manager d’impresa), per i quali si è notata negli ultimi tempi una maggiore vivacità sui social, o la segretaria del PD Manuela Lozza. Per il centro-destra, nonostante i ripetuti richiami (fin dallo scoro anno) a “fare presto, la difficoltà a individuare i nomi è palpabile. Matteo Bianchi, ex parlamentare ed ex candidato leghista, è sempre in corsa (la rinuncia ad occupare il seggio che fu di Bossi al senato sarebbe un’ulteriore conferma). Così come si è parlato di Luca Marsico (ma il fatto di essere socio nello studio legale di Attilio Fontana, ex sindaco, oggi governatore lombardo) lo favorisce o lo azzoppa?). Varese è stata un’isola del centro-sinistra in un mare prevalentemente di destra e questo suggerisce anche l’idea che oltre alle forze relative dei partiti (Fratelli d’Italia ha surclassato la lega quanto a voti), potrebbero contare anche i bilanciamenti regionali? La scelta del candidato alla presidenza regionale influirà su quella del sindaco a Milano e questa, a cascata, anche in altri centri della Lombardia. E quale sarà il ruolo dei civici? Un bel rompicapo, per entrambi gli schieramenti, anche perché i candidati vanno annunciati “prima”. Alta tensione su tutti i fronti.