Ottant’anni di storia, di grande storia sportiva, meritano di essere raccontati e celebrati. Lo fa, riuscendoci benissimo, il giornalista Fabio Gandini che narra da par suo gli 80 anni della Pallacanestro Varese in un bel volume uscito lo scorso 21 dicembre, intitolato “Romanzo varesino – L’incredibile storia della Pallacanestro Varese in 80 ritratti” (More News edizioni, 304 pagine, 20 euro).
Gandini si unisce così, con pieno merito, a coloro (soprattutto Renato Tadini e Augusto Ossola, altri hanno trattato solo personaggi o situazioni delimitate nel tempo) che negli scorsi decenni hanno raccontato le imprese della pallacanestro varesina mantenendo viva la memoria di gesta sportive davvero con pochi riscontri a livello internazionale.
Ma il taglio dato a questa narrazione è decisamente diverso rispetto al lavoro dei suoi predecessori. Gli 80 ritratti, ad esempio, in teoria uno per ogni anno di storia, presentati così rischiano di essere interpretati in maniera un po’ fuorviante: non si tratta infatti di schede più o meno ricche, come si potrebbe forse pensare, o di un focus centrato sul singolo personaggio: in realtà Gandini prende soltanto spunto dal giocatore, dall’allenatore o dal dirigente, protagonista di un certo periodo, per raccontare gli accadimenti di quel particolare momento storico con il piglio e la verve del narratore di razza.
Il confine tra il rigore storico e una narrazione “romanzata” è di solito molto netto e Fabio Gandini, pur non rinunciando alla scrittura sempre brillante ed elegante che lo contraddistingue, non perde mai di vista lo scopo del suo lavoro: raccontare una straordinaria avventura sportiva che non necessita di iperboli o di ricerca del sensazionale ma che richiede semplicemente aderenza e fedeltà a eventi e situazioni che da soli si sono connotati spesso come eccezionali e che hanno reso leggenda questa lunga storia sportiva.
I molti giovani che oggi affollano l’Itelyum Arena quando gioca la Openobmetis probabilmente hanno a malapena sentito parlare di molti dei personaggi protagonisti della prima parte di questa meravigliosa avventura narrata da Fabio Gandini; allo stesso modo, chi ha i capelli bianchi e non frequenta più le tribune del palasport di Masnago dopo avere assistito ai trionfi dell’Ignis-Mobilgirgi-Emerson si chiederà a quale titolo alcuni personaggi più recenti possano godere del privilegio di far parte della storia sportiva della Pallacanestro Varese. Ai giovani e ai meno giovani, dunque, la lettura di questo libro appare assolutamente da consigliare: ai primi perché è utile e indispensabile conoscere le radici di ciò che oggi li appassiona e che ha rappresentato, per molto tempo, per Varese e per il territorio un fenomeno di portata non solo sportiva ma anche identitaria e sociale (e oggi non ci pare la stessa cosa); agli altri diciamo che, è vero, la storia della Pallacanestro Varese è stata decisamente più ricca ed eccitante nei suoi primi quarant’anni ma anche successivamente non sono mancate situazioni degne di far parte di una grande avventura sportiva e perciò di essere raccontate.
Un’ultima annotazione riguarda la parte grafica del libro di Fabio Gandini, curata da Patrizia Pfenninger: ciascuno degli ottanta capitoli è stato stampato con un diverso carattere, proprio perché, spiega la stessa grafica in una nota, “80 personaggi così non potevano non essere omaggiati, oltre che dalle parole dell’autore, anche da un lavoro che ne valorizzasse i tratti distintivi nella forma visiva”. Insomma, un omaggio alla unicità di ciascuno.
Inoltre, per precisa scelta, non ci sono fotografie se non due scatti che ritraggono Dino e Andrea Meneghin, uno accanto all’altro, eseguiti a una trentina d’anni di distanza, accompagnati da due note: “La Storia non è solo tempo che passa” e “La Storia è solo l’emozione che resta”.
La Pallacanestro Varese, nei suoi fantastici 80 anni di vita, emozioni ne ha regalate in quantità e Fabio Gandini, con il suo bellissimo lavoro, ce le fa rivivere a ogni pagina.