Zic & Zac

A 26, I LAVORI INFINITI

MARCO ZACCHERA - 09/01/2026

Puntualmente ad inizio dell’anno scattano i previsti aumenti dei pedaggi autostradali, congegnati “automaticamente” ed ufficialmente motivati soprattutto per i necessari lavori di miglioramento e manutenzione della rete.

Un sistema di “concessioni” che da decenni ha coperto sprechi e clientelismi colossali, confermato dallo stato comatoso di molte tratte autostradali, vecchie e superate, ma  soprattutto vedendo i cantieri infiniti che per la A26 Genova-Gravellona praticamente sono in corso dal giorno stesso dell’inaugurazione, per l’ultimo tratto avvenuto giusto 30 anni fa. A parte il tratto appenninico con il tunnel di Masone che cade letteralmente a pezzi, riflettiamo a quante volte siano state “sistemate” le gallerie lungo il percorso del Lago Maggiore, oppure a come siano stati modificati, sostituiti, integrati, nuovamente ricambiati gli impianti di illuminazione con tutta la sfumatura di colori possibili?

Credo che tutti, guidando, ci siamo chiesti come sia mai possibile che questi lavori non finiscano mai, perché o l’autostrada è stata costruita in modo infame (ma allora chi l’ha collaudata?) o questi lavori sono diventati una vera e propria rendita privilegiata per le ditte appaltanti, ma con disagi continui con l’utenza.

Lavori che poi vengono sospesi per ogni week-end e quindi con tratti autostradali che si aprono e si chiudono a fisarmonica e con il personale che passa le giornate a mettere e togliere birilli, oltre che aprire e chiudere “varchi” per i necessari (e pericolosi) salti di corsia.

A questo va aggiunta una strana politica di deforestazione che ha abbattuto (chissà mai perché) tutti gli alberi cresciuti negli svincoli (vedi a Carpugnino, Arona, o lungo la bretella di Gattico) distruggendo l’ambiente e senza che, apparentemente, ce ne fosse la minima necessità, anche dal punto di vista della sicurezza.

In compenso il “punto blu” di Arona è stato soppresso tanto che per qualsiasi necessità di pedaggio o telepass l’utente deve rivolgersi ai “numeri verdi” con attese telefoniche infinite o rivolgersi allo scomodissimo “punto blu” di Galliate perché è stato soppresso anche quello in uscita vicino a Milano.

E perché invece tardano i lavori importanti, quelli che (presumibilmente) mettono a repentaglio la sicurezza?

Guardate come è ridotto il viadotto tra Feriolo e Gravellona Toce ristretto da mesi a una sola corsia o quello che va da Borgomanero verso le gallerie di Romagnano oppure i lavori in corso “da sempre” per le gallerie artificiali di Sesto Calende e all’uscita di Castelletto Ticino.

Davanti a questa gestione assurda di cantieri che devono costare un patrimonio, perché a pagare devono essere gli utenti senza che mai emerga una responsabilità chiara per chi ha progettato, costruito, collaudato e gestito evidentemente male un’opera pubblica?