Attualità

ALMANACCHIAMO

GIOIA GENTILE - 09/01/2026

Gli auguri che ci scambiamo a ogni fine d’anno mi fanno sempre pensare al Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere, Operetta morale in cui Leopardi-passeggere, con socratica ironia, smonta una per una tutte le affermazioni dell’ingenuo venditore. E quel che più mi irrita è che mi considero passeggere ma mi comporto da venditore di almanacchi: “ti auguro un anno migliore, che il prossimo risolva i problemi del precedente, che ti porti tutto ciò che desideri” sono gli auguri che formulo, pur essendo convinta che non si realizzeranno.

Anche il venditore di almanacchi da vent’anni augura le stesse cose a chi li acquista e, quando il passeggere gli chiede a quale anno passato dovrebbe assomigliare il prossimo, risponde che non ne vede neanche uno degno di essere rivissuto. E il passeggere sintetizza: Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura.

Beh, contraddicendo il mio amato Leopardi e di conseguenza anche me stessa, devo dire che l’anno appena finito lo saluto con affetto e non vorrei che il prossimo fosse molto diverso, anche perché ho maturato da tempo la convinzione che ogni cambiamento non può che essere in peggio – soprattutto alla mia età.

Ovviamente non parlo per il mondo, che sembra voglia avviarsi rapidamente all’autodistruzione. Penso alla mia personale esperienza: il 2025, che all’inizio, mi si era presentato minaccioso, si è poi rivelato un amico silenzioso e costante che, giorno dopo giorno, mi ha regalato consolazioni, soddisfazioni, persino gioie.

Nei momenti difficili ho incontrato persone speciali; ho incrociato sguardi e sorrisi solidali; ho riscoperto il calore dell’amicizia nella vicinanza degli affetti sinceri; avevo una cugina e mi sono ritrovata una sorella.  Ho rivalutato le cose semplici: la serenità di una passeggiata con una persona cara, una cena con ex colleghi con cui avevo condiviso un bel tratto di strada, la gioia di una vacanza piena di luce e di cicale, la bellezza di una mostra d’arte e di un concerto; l’impegno piacevole dello scrivere.

Quindi, caro 2025, anche se sul finire hai pensato bene di pareggiare i conti portandomi via un amico generoso di affetto e di attenzioni, devo riconoscere che nel complesso sei stato prezioso e mi dispiace salutarti. Contrariamente a quello che penserebbero il venditore di almanacchi e il passeggere, io vorrei che il prossimo anno ti assomigliasse.

Magari escluderei qualche dettaglio.