Cultura

ANGELA E STEFANIA

MARIO CHIODETTI - 09/01/2026

Li aveva tutti allineati in bella mostra, come tanti soldatini pronti a scattare al suo volere. I cd di Angela Hewitt spiccavano subito all’occhio nella bella discoteca di Stefania Longoni Bortoluzzi, pianista in gioventù e molto competente di musica, in grado, per via della madre tedesca, di leggere i libretti di Wagner in lingua e conoscere molta liederistica a memoria. Da bambina aveva avuto la fortuna di incontrare Victor De Sabata, una volta ospite nella casa di Milano, e aveva suonato qualcosa al pianoforte per lui, ricevendone complimenti, poi lo aveva sentito dirigere il “Tristano” alla Scala, un’esperienza indimenticabile.

Ma il suo idolo tra i direttori era Karajan, su cui aveva letto articoli e biografie, e del quale raccoglieva interi cofanetti con le incisioni beethoveniane e brahmsiane, ma anche delle opere che avevano segnato un’epoca, come la leggendaria “Bohème” con Mirella Freni e Luciano Pavarotti all’apice del loro splendore vocale. Amava vedere e rivedere la magnifica registrazione audio e video della “Nona” di Beethoven con i Berliner Philharmoniker, e ripeteva che nessuno sarebbe più riuscito a eseguirla in quel modo.

Ascoltava con l’orecchio e la sensibilità del musicista, non dell’amatore, coglieva ogni sfumatura della partitura e si divertiva ad accostare diverse esecuzioni dello stesso brano, proprio grazie alla vastità della sua raccolta musicale. La passione per la musica era contagiosa, tanto da convincere anche il marito Emilio, che amava ascoltare il jazz, a convertirsi alla classica e a seguire con lei i concerti.

E proprio al concorso pianistico intitolato alla memoria di Dino Ciani, Stefania Longoni ebbe uno degli incontri più importanti legati all’ambiente musicale, quello con la pianista canadese Angela Hewitt, allora sconosciuta e giovanissima, che in seguito diventò per lei come una figlia. Angela arrivava a Casa Bortoluzzi soprattutto in primavera e in autunno, quando era in tournée in Italia e si fermava a studiare sul pianoforte del salone.

La signora Stefania ci confidò una volta che la giovane pianista non aveva nemmeno un abito da sera decente per esibirsi in pubblico, cosa a cui naturalmente provvide lei, affascinata dal talento della canadese che oggi è stimata come una delle più grandi interpreti bachiane viventi. La signora Bortoluzzi allora amava omaggiare gli ospiti, ovviamene quelli musicofili, con un disco della sua protégé, con la promessa che il nuovo adepto le raccontasse la volta successiva le sue impressioni di ascolto.

Angela Hewitt non ha mai dimenticato l’amicizia e l’ospitalità avute in casa Bortoluzzi, ha mantenuto una grande affezione per Emilio e Stefania, che ogni anno, fino al 2018, partivano per il lago Trasimeno dove la pianista organizzava un festival musicale estivo, accompagnati da don Sandri e dal giovane accordatore di pianoforti Federico Gandini. Al funerale di Stefania Bortoluzzi Angela c’era, arrivata con il primo volo per suonare nella chiesa di Velate e dare l’ultimo saluto alla sua mecenate, che fino all’ultimo aveva ascoltato e commentato le sue registrazioni anche con chi scrive, nel grande salotto affrescato della villa, dove oltre alla sua discoteca c’era anche la grande biblioteca di Emilio, medico e poeta.

Domenica 18 gennaio, Angela Hewitt sarà di nuovo ospite della Stagione musicale comunale organizzata da Fabio Sartorelli, in una serata in basilica San Vittore dedicata ai coniugi Bortoluzzi, che tanto hanno fatto per la cultura a Varese: in programma, oltre all’amato Bach, la Suite n. 2 in la minore di Jean Philippe Rameau e alcune Sonate di Domenico Scarlatti. La signora Stefania non sarebbe mancata per nulla al mondo.