Ti mangio il cranio

BUIO SULL’ANFITEATRO

FLAVIO VANETTI - 09/01/2026

Incastonata tra via Casula e via Adamoli, Varese ha una perla che continua, colpevolmente, a lasciare in preda alla più totale incuria: è la cosiddetta “piazza Anfiteatro” realizzata da Marcello Morandini. “L’intervento – ha spiegato Morandini qualche tempo fa al sito Arte e Cultura – risale alla fine degli anni Settanta e porta la firma degli architetti Arturo Redaelli e Giovanni Giavotto (ndr: gli stessi, per inciso, che hanno collaborato anche alla realizzazione di piazza XX settembre). Sono stato interpellato per progettare una piazza, uno spazio interno al grande immobile che ospitava uffici, bar e negozi”.

Detto e fatto. Il grande artista ha pensato a una piazza-scultura, lavorando sul concetto dell’anfiteatro: il risultato è stato uno spazio circolare, caratterizzato da gradoni più o meno alti (non troppo alti, in ogni caso), capaci di offrire la possibilità di sedersi senza escludere la prima funzione, quella del transito della gente. All’inizio tutto pareva funzionare per il meglio: un buon numero di persone passavano di lì, era una piazza che “viveva” anche per la presenza di uffici – se non ricordiamo male ci fu pure una succursale di quelli giudiziari – e di esercizi commerciali. Poi, però, è pian piano calato il buio: addio ai negozi e agli uffici, è rimasta giusto la struttura di base, ovvero i due edifici che tra via Casula e via Adamoli erano come due lati di un triangolo. Questa conformazione a gioco lungo ha creato il Problema, sì con la “P” maiuscolo, alla piazza-scultura: era diventata una soluzione troppo chiusa e dalla non agevole fruizione. Ma questo oggettivo ostacolo non avrebbe dovuto portare allo scempio che – questo sì, ben fruibile – è sotto gli occhi di tutti: abbandono totale, erbacce, rifiuti. A precisa domanda sulle ragioni dello sfascio e dell’oblio, il sindaco Galimberti, a nome della sua giunta, fa sapere di avere le mani legate dal momento che l’area è privata.

D’accordo, questo non è un trascurabile dettaglio e non aiuta di sicuro. Ma perché non intavolare una trattativa con i padroni, meglio se a tempo debito e prima del trionfo del degrado? E com’è possibile ignorare che la “piazza Anfiteatro” è a ridosso delle stazioni, oggetto del famoso piano di recupero che riguarda pure un bel pezzo della città? Ha senso escludere un gioiello del genere solo per la presunta ineluttabilità della situazione o, più probabilmente, per l’accidia di non voler affrontare uno scenario e i relativi mal di testa? Le ragioni addotte da Palazzo Estense sono fiacche e per nulla convincenti. Che i signori di via Sacco, pertanto, siano condotti al cospetto del Lucifero dantesco per i provvedimenti del caso sui loro crani.