Pensare il Futuro

DONALD ANTI-RINNOVABILI

MARIO AGOSTINELLI - 09/01/2026

La “battaglia” di Donald Trump contro le energie rinnovabili e l’eolico offshore in particolare, non conosce pause. Il 22 dicembre, il Dipartimento degli Interni su sua richiesta ha annunciato la sospensione, con effetto immediato, dei contratti di locazione delle aree pubbliche per cinque progetti in mare di eolico offshore “a causa dei rischi per la sicurezza nazionale”, identificati dal dipartimento della Guerra (denominazione ripristinata dallo stesso Trump a Settembre, con un ordine esecutivo che autorizza il suo uso per riferirsi al dipartimento della Difesa), citando possibili rischi legati alle interferenze radar. La motivazione ha del paradossale: “il dovere primario del governo degli Stati Uniti è proteggere il popolo americano”; pertanto “l’azione odierna affronta i rischi emergenti per la sicurezza nazionale, tra cui la rapida evoluzione delle tecnologie di difesa più avanzate e le vulnerabilità create dai grandi progetti eolici offshore in prossimità dei centri abitati della costa orientale della Virginia”.

Si citano rapporti governativi, secondo cui “il movimento delle enormi pale delle turbine e delle torri altamente riflettenti crea interferenze radar”. Per la verità, le motivazioni addotte da Trump contro l’eolico offshore sono risibili: nel corso degli anni l’attuale Presidente USA ha sostenuto che è costoso (falso), causa il cancro (falso), rovina l’ambiente (falso), danneggia le balene (falso), ma probabilmente, il vero problema è che influenza le viste di alcuni suoi campi da golf privati, in particolare in Scozia.

Il tema delle interferenze radar generate dai parchi eolici offshore — il cosiddetto “radar clutter” dovuto alle riflessioni delle torri e al movimento Doppler delle pale è reale, ma è noto e studiato da oltre vent’anni e assolutamente superabile. Il problema è stato analizzato in modo sistematico da forze armate, autorità per l’aviazione civile e organismi di ricerca negli Stati Uniti, in ambito Nato e nei principali Paesi europei, a partire dal Regno Unito e dal Nord Europa, dove l’eolico offshore è sviluppato su larga scala. I rumori di fondo o falsi bersagli sono oggi ovunque mitigati attraverso una combinazione di soluzioni tecniche e operative e grazie a queste misure, nessun Paese finora aveva mai considerato l’eolico offshore una minaccia strutturale alla sicurezza nazionale. Utilizzare questo argomento per giustificare nel 2025 lo stop a grandi progetti negli Stati Uniti appare quindi meno come una valutazione tecnico-militare e più come una scelta politica, legata all’avversione di Trump per le energie rinnovabili e al rilancio della lobby fossile. I due maggiori progetti bloccati (Revolution Wind da 704 MW e Sunrise Wind da 924 MW) avevano già ottenuto tutte le autorizzazioni federali e statali necessarie a seguito di approfondite analisi durate tre anni, comprese le consultazioni con il dipartimento della Difesa.

La società energetica americana responsabile della costruzione dei progetti in Virginia ha ribattuto che essi sono essenziali per la sicurezza nazionale americana e per soddisfare il fabbisogno energetico in forte crescita guidato “dalla necessità di fornire energia affidabile a molte delle più importanti installazioni belliche americane, al più grande produttore di navi da guerra al mondo e alla più grande concentrazione di data center del pianeta”. Ma tant’è: Trump sta manipolando la sicurezza nazionale per fermare progetti energetici che non gli piacciono e per tenere lontano una transizione energetica fuori dai fossili a lui tanto cari.

Va osservato che, se qualche progetto energetico dovesse essere cancellato perché minaccia la sicurezza nazionale, dovrebbero essere le centrali a combustibili fossili, dato che le comunità della difesa e dell’intelligence statunitense hanno pubblicato letteralmente dozzine di rapporti, nel corso di decenni, identificando costantemente e chiaramente l’uso dei combustibili fossili e il cambiamento climatico come minacce alla sicurezza nazionale e alle strutture e alle operazioni dell’esercito statunitense.

Ma oggi siamo di fronte ad un cambio di passo profondo: si pensi che nel Gennaio 1988 la Strategia di Sicurezza Nazionale (SNS) della Casa Bianca di Reagan (non certo un ambientalista) concludeva: “La pericolosa contaminazione dei doni naturali di alcune nazioni – suolo, foreste, acqua, aria … crea potenziali minacce alla pace e alla prosperità che sono nel nostro interesse nazionale, così come negli interessi delle nazioni interessate.” Come sta cambiando l’America che si inoltra nel Nuovo Anno…