Suggerisco di riempire un po’ di tempo con la lettura del bel messaggio di papa Leone XIV per la Giornata mondiale della pace, di cui si è recentemente celebrata la 59a edizione, reperibile sul sito web della Santa Sede. Non propongo qui un mio riassunto del documento. Mi limito a presentarlo. Il messaggio si compone di tre parti. Nella prima, dal titolo «La pace di Cristo risorto», non si esita ad affermare che tale pace ha un valore storico concreto in quanto base profonda della pace tra gli uomini: “Ad aver vinto la morte e abbattuto i muri di separazione fra gli esseri umani (cfr Ef 2,14) è il Buon Pastore, che dà la vita per il gregge e che ha molte pecore al di là del recinto dell’ovile (cfr Gv 10,11.16): Cristo, nostra pace. La sua presenza, il suo dono, la sua vittoria riverberano nella perseveranza di molti testimoni, per mezzo dei quali l’opera di Dio continua nel mondo, diventando persino più percepibile e luminosa nell’oscurità dei tempi. (…) La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. (…) vedere la luce e credere in essa è necessario per non sprofondare nel buio. (…) In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. (…) Il contrario, cioè dimenticare la luce, è purtroppo possibile: si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura. Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato”.
Nella seconda parte, dal titolo «una pace disarmata», si sottolinea che “La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici”. E devono assumerla come grande punto di riferimento del loro agire sia privato che pubblico perché “Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica”. (…) Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. (…) la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”.
Il Papa lamenta che “nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”.
Nella terza parte, quella conclusiva, dal titolo «Una pace disarmante», Leone XIV, citando la Pacem in Terris di Giovanni XXIII ricorda che premessa necessaria dell’auspicabile rinuncia generale all’uso della forza armata è “un disarmo integrale”, ossia che,” al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia. Noi riteniamo che si tratti di un obiettivo che può essere conseguito. Giacché esso è reclamato dalla retta ragione, è desideratissimo, ed è della più alta utilità».
Ciò è proprio vero: il disarmo integrale è un obiettivo” reclamato dalla retta ragione, è desideratissimo, ed è della più alta utilità”. I Papi hanno cominciato a dirlo nei primi anni del ‘900 (e da allora i fatti non hanno mai smesso di dar loro sempre più ragione) ma finora, pur raccogliendo il consenso della gente comune, sono sempre stati ignorati sia dalla politica che dalla cultura dominante.
Nel suo messaggio Leone XIV auspica che “Quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche nelle sedi più alte e qualificate, considerino a fondo il problema della ricomposizione pacifica dei rapporti tra le comunità politiche su piano mondiale: ricomposizione fondata sulla mutua fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti. Scrutino il problema fino a individuare il punto donde è possibile iniziare l’avvio verso intese leali, durature, feconde”.
Il suo appello verrà finalmente ascoltato? Speriamo che ciò finalmente accada. Che finalmente si imbocchi “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali”.
Il Papa conclude augurandosi che il superamento della guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali possa essere “un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse: «Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,4-5).
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