Pennsylvania Avenue

PROMISES, PROMISES

FRANCO FERRARO - 09/01/2026

Trump e Mamdani, qualcosa in comune? L’istinto direbbe subito no, qualcuno potrebbe parlare di blasfemia politica, in molti chiuderebbero la cosa con il più brusco ed efficace “What the hell are you saying?”.  Invece qualcosa c’è che “unisce” il presidente degli Stati Uniti e il neosindaco di New York. E questa cosa è l’economia. Atterra il più pesante:”What the fuck are you saying?”. Nessun azzardo. Lo spiega assai bene Vincenzo Della Sala, politologo, docente all’Università di Trento:”C’è un filo comune: entrambi hanno intercettato un pezzo d’America che non vive bene questa fase economica. Trump parlava di rabbia, Mamdani di speranza, ma il punto è lo stesso: per milioni di persone le cose basilari come la casa, il cibo, i trasporti, sono diventate fuori portata”.

In campagna elettorale Mamdani ha promesso grandi cose per le tasche dei newyorkesi: congelare gli aumenti degli affitti per un milione di appartamenti, garantire asili nido gratis per tutti i bambini fino ai cinque anni di età (costo stimato 6 miliardi di dollari l’anno), rendere gratuita la rete pubblica degli autobus cittadini (costo previsto 800 milioni di dollari l’anno). Splendidi propositi, ma di difficile realizzazione. Non a caso, Mamdani è diventato col passare delle settimane più prudente, promettendo questo ambizioso tris sociale nell’arco di due mandati da sindaco. I repubblicani hanno sghignazzato, sussurrando:”Ma i soldi dove li prende?”. Mamdani li ha gelati:”Alzando le tasse ai newyorkesi con redditi alti e alle grandi aziende con sede nella Grande Mela”.

I repubblicani non l’hanno presa bene. E per la verità la ricetta non convince neppure larghe fasce del partito democratico e del suo elettorato. In fatto di promesse Mamdani è però un dilettante di fronte a Trump. Lasciamo stare le guerre, restiamo in area economica: il presidente aveva promesso di rilanciare l’occupazione, soprattutto manifatturiera, di bilanciare il deficit commerciale, di tagliare le tasse. A quasi un anno dal suo insediamento, sul fronte lavoro è un mezzo pianto, il deficit commerciale invece scende, ed è positivo, mentre nel pianeta tasse la famosa Big Beautiful Bill, la legge fiscale varata a luglio 2025, non potrà dare risultati mirabolanti.  Secondo l’istituto di ricerca Yale Budget Lab , il 20% più povero degli americani perderà in media 560 dollari annui in reddito netto, mentre l’1% più ricco guadagnerà oltre 32 mila dollari.

Promises, promises, canta Dionne Warwick sulle musiche di Burt Bacharach. Promesse che, né Trump né Mamdani riusciranno a mantenere. Allora ecco i soliti avventori dell’entusiasmo parlare della New York targata Mandani come laboratorio politico nel quale ideare il post Trump. Sbagliato. Spiega ancora Della Sala:”New York non è l’America e l’America non è New York. La crisi della democrazia non nasce nelle città – sostiene il professore – ma nella distanza tra chi vive nelle aree urbane e chi abita fuori. Il messaggio vincente di Mamdani è stato trasversale: il costo della vita riguarda tutti. È lì che ha vinto lui, ed è lì che aveva vinto Trump”. In chiusura un dettaglio tutt’altro che marginale. Mamdani, primo sindaco musulmano di New York, ha giurato sul Corano nella più grande comunità ebraica del mondo fuori da Israele. Ed è solo il settimo immigrato a ricoprire questa carica negli ultimi 200 anni. I gruppi sionisti lo hanno attaccato perché difende i diritti dei palestinesi e definisce il massacro di Gaza un “genocidio”. E allora, tra economia e politica, molti analisti concordano su un facile, logico interrogativo: ”I Democratici diventeranno un partito combattivo che non ha paura di affrontare la classe dei miliardari e la lobby israeliana?”. La partita, dentro la galassia dem, è tutta qui. Ho ascoltato con attenzione il discorso dell’insediamento di Mamdani. Ho estrapolato il passaggio più bello, quasi kennedyano:”Abbiamo vinto perché abbiamo insistito sul fatto che la politica non sarebbe più stata qualcosa che ci veniva fatto. Ora è qualcosa che facciamo”. Mr. Mamdani, lo dimostri, sul campo. Ascolti la città e risponda con i fatti. Gli slogan se li è giocati tutti.