Il mondo oggi? Una vaporiera impazzita dove il rischio di deragliamento totale pende sulla testa di ciascuno di noi come forse mai avremmo immaginato. Bibi, nonostante il rassicurante soprannome, non la smette di bombardare, la striscia di Gaza è un inferno in terra. Trump pare Buttafuoco e ogni sua parola può mandare in fiamme, oltre a promesse e speranze di tanti emigrati delusi e beffati, interi paesi nei quali gli pare legittimo intervenire: è già avvenuto in Iran e in Venezuela. In Cina il compunto Xi Jinping guarda con interesse alle promesse economiche di Taiwan.
E da noi ?
Spuntano generali come funghi, pronti a paracadutarsi nel ventre molle di un Paese politicamente indeciso se affrontare o meno l’ esame di maturità. Mentre, dal fronte russo, soffia e tira, anche verso la Polonia, il vento diaccio di Vladimir. Certo il mondo non è tutto qui : si potrebbero snocciolare tanti altri nomi di Paesi. Che, anche loro, piangono e soffrono. Eppure non hanno perso grinta e sorriso.
E volevamo arrivare proprio qui. Fa testo la vicenda dei Mondiali di calcio. Che appassionano – anche se il tuo Paese ha perso la partita prima ancora di entrare in campo- perché portano in sé sempre qualcosa di nuovo.
In questa più che mai affollata edizione 2026 a risaltare è proprio l’immagine innegabile di un mondo giovane. Che appare un po’ lontano dai nostri stereotipi, perché il numero delle nascite copre di gran lunga i decessi. E lo abitano donne capaci e forti, che si impongono con ottimismo e il sorriso sulle labbra in un universo pur dominato dai maschi. Diventando, come avviene in Senegal, anche buone manager.
In altri Paesi affacciatisi di recente alla ribalta del calciomercato, campioni dello sport ma poco pagati, svolgono doppi lavori per portare avanti la loro passione, Dimostrando che anche il gioco ha una sua forza interiore, non solo di facciata. Sta in quel saper passare la palla alla persona giusta, per costruire, anche fuori dal campo, un gioco di squadra. Tra quei passaggi di palla abbiamo intravisto le vite di un mondo ferito, eppure rafforzato, coraggioso e sempre più egualitario.
Anche per le donne, finalmente. Che pure possono sbagliare se vestono il ruolo dell’arbitro, e fischiano un rigore che non c’è. Cambiando il corso di una partita. Una partita in cui i giocatori hanno la pelle ambrata come il cacao illuminato dal sole: un ‘Cacao meravigliao’, per dirla con Arbore.
Insomma , questo mondiale che noi non abbiamo ‘preso’, ci sta prendendo lui in altro modo. Per farci capire che, nella partita grande che si sta giocando tra guerra e pace, tra ricchi e poveri, è ora di giocare tutti il proprio ruolo. Dobbiamo scendere in campo per evitare il deragliamento, per dire no alla ferocia della guerra. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” gridavano i Giganti, tra i cantanti preferiti dei giovani, negli anni Sessanta. Come ci ha ricordato Elio Girompini nel suo piacevole pezzo dedicato la scorsa settimana alle canzoni sulla pace.
L’età non conta, anzi qualche volta aiuta. Non per continuare a venire alle mani. Ma per usare i piedi e la testa nel percorrere il giusto cammino. Perché le forze fresche e buone del mondo ci sono. Le vediamo e incontriamo ogni giorno, in questi mondiali che ci fanno tifare per loro.
Dobbiamo solo lasciarle lavorare, perché come diceva Gandhi “per raggiungere la pace si deve seguire il cammino”.