L'antennato

CHI LA VEDRÀ PIÙ

STER - 09/07/2026

Nella TV che rincorre – senza troppo riuscirci – i tempi istantanei dei social, fa certamente rumore una storia che si interrompe dopo 22 lunghissimi anni di conduzione: parliamo di “Chi l’ha visto!” e di Federica Sciarelli, che approfittando della pausa estiva ha annunciato il suo ritiro dalla scena. E non è una scena qualunque, trattandosi dello storico programma ideato da Angelo Guglielmi alla fine degli anni ‘80 che è esso stesso un simbolo del servizio pubblico vecchio stile e lacerto di una televisione che non esiste più. Proprio la conduzione di Federica Sciarelli, avviata nel preistorico 2004, ha consentito al programma di avere nuovo smalto e di superare indenne la rivoluzione social, anzi cavalcando le smisurate capacità virali della rete per far rimbalzare in ogni dove gli accorati appelli che seguono alle attività televisive nella ricerca degli scomparsi di tutta Italia e non solo.

La Sciarelli, di provenienza giornalistica (la si ricorda memorabile quirinalista al seguito del picconatore Cossiga nei primissimi anni ‘90) ha introdotto nel format essenziali novità, che lo hanno mantenuto in vetta gli ascolti e reso sempre più un punto di riferimento di un pubblico affezionatissimo: parliamo in particolare dell’allargamento ai temi della cronaca nera, dei grandi casi, dei gialli irrisolti che appassionano da sempre il pubblico e che in questi ultimissimi anni sono diventati il carburante a basso prezzo della televisione generalista di tutte le reti e di tutte le ore. La Sciarelli però si è distinta già in tempi non sospetti per il grande garbo e la puntuta accuratezza con cui trattava il dolore, lo sconcerto e la violenza di certe storie, come –  giusto per fare un esempio – i casi della scomparsa della piccola Denise Pipitone, il giallo della morte di Elisa Claps o l’inestricabile labirinto che avvolge l’enigma che comprende il mistero della scomparsa della Orlandi.

Sciarelli insomma ha fiutato il filone d’oro in anticipo sui tempi e facendo valere le sue competenze giornalistiche, evitando quanto meglio possibile la spettacolarizzazione del dolore, è riuscita a dare un’identità molto precisa e una grande credibilità al programma che oggi, nell’anno del signore 2026, ha però deciso di lasciare. Lo sconcerto della dirigenza è stato palpabile e in più di due settimane di ricerca, la Rai non è riuscita a trovare un valido volto sostitutivo in tempo per la presentazione dei palinsesti, che è avvenuta lo scorso 4 luglio. La caccia insomma è ancora aperta, il profilo giusto non è facile da trovare: certamente ci vuole un conduttore che sappia mettersi al servizio del programma e non un protagonista o peggio – come va molto di moda adesso – un “tribuno della plebe” che esacerbi gli animi del pubblico. Ci si riuscirà? Ne va della sopravvivenza di uno dei marchi più storici della televisione italiana.