Opinioni

FORZA, MODERATI!

ROBERTO MOLINARI - 09/07/2026

Quando si avvicina il momento  del rinnovo del Parlamento gli appelli affinché risorga l’Araba Fenice si sprecano e si moltiplicano.

E’ dagli anni novanta del secolo scorso che l’Araba Fenice viene invocata, blandita, desiderata come soluzione taumaturgica, magico sintetica o semplicemente panacea del sistema politico post tangentopoli. E non è questione solo di nostalgia.

Ebbene, di cosa parliamo quando ascoltiamo queste sirene? E’ la richiesta di avere  una forza partitica più o meno  grande in grado di esercitare il ruolo di un “centro moderato” nel sistema politico, un ruolo  che, in passato,  era della Balena Bianca e che oggi non trova o non riesce a trovare interpreti degni di questa tradizione.

Premetto. Non voglio nelle prossime righe porre il tema delle leggi elettorali, lascio ad altro momento questa riflessione, sapendo, tuttavia, che sono le leggi elettorali che creano il sistema dei partiti. Così, piaccia  o no, sono convinto di un punto fermo anche se parziale in questa riflessione. Solo il sistema proporzionale garantisce agibilità politica ad una forza di centro e questo tanto più se la stessa forza non vuole schierarsi né con la sinistra né con la destra.

Dunque, nel nostro Paese, vigente una legge elettorale tendenzialmente maggioritaria (salvo modifiche) e presente un orientamento costantemente confermato, elezione dopo elezione, al voto utile e schierato e cioè o di qua o di là che penalizza, sino quasi all’insignificanza chi sta in mezzo, mi sembra naturale, partendo proprio da questi presupposti, porci qualche domanda.

Ha senso per le forze che si definiscono moderate, di centro, perseguire la strada della non alleanza, con la destra o con la sinistra e rischiare un flop elettorale ?  E, ancora, ha senso la moltiplicazione delle sigle tanto da dover parlare di galassia se non di arcipelago centrista nel nostro panorama politico? Paradosso per paradosso.  Un leader un partito, tanti leader tanti partiti.

Non affronto qui ora una valutazione sull’attuale compagine di destracentro che governa in questo momento con la leadership più a destra che questo Paese abbia mai avuto e con l’egemonia esercitata dal partito che ha ancora nel suo simbolo la “fiamma” proveniente dal passato della Prima Repubblica, coalizione destracentro dove, ahimè, i moderati appaiono al quanto ridimensionati.

Mi concentro sui movimenti carsici che in questa fase stanno verificandosi nell’opposizione all’attuale Governo. E parto da questa constatazione ovviamente più figlia di convinzione personale che di analisi certa.

L’Italia è un Paese a forte trazione moderata. E’ un Paese che non ha mai visto la sinistra, da sola,  maggioritaria  né autosufficiente. E’ un Paese dove bisogna chiedersi se i moderati esistono ancora elettoralmente, se, cioè non è solo un sentimento nostalgico, o se, posti di fronte alla scelta di qua o di là, finiscono per sposare l’estrema (in questo caso la destra) per assenza di fiducia, di credibilità o di sola e semplice empatia con la controparte attuale.

Vediamo il panorama del centrosinistra. È evidente a tutti che il centrosinistra, anche per le ragioni di cui sopra, ha bisogno come il pane di allargare i propri confini elettorali. Per vincere ha bisogno cioè di dimostrare di non essere solo un cartello elettorale contro la Meloni. Ha bisogno di rinunciare alla regressione politica di chi persegue una fantomatica autosufficienza. Ha bisogno di non pensare che il popolo referendario sia già schierato con lui. E ha bisogno di recuperare dall’astensione i ceti popolari e di non regalarli a Vannacci. Se si tiene  conto di queste  dinamiche la domanda ulteriore è: bene e chi sta o vuole posizionarsi al centro del quadro politico? Che prospettiva ha? Esiste un federatore?  Esiste un progetto comune e condivisibile?

Al “centro” del nostro arcipelago politico in questo momento abbiamo Renzi che è il più tattico, Calenda che non vuole stare con nessuno, Onorato, che è assessore in una giunta di centrosinistra a Roma e che rappresenta i cosiddetti Civici e che è sostenuto da Goffredo Bettini, nume tutelare della sinistra romana. Abbiamo poi Ruffini, ex direttore dell’Agenzia dell’Entrate, con un suo movimento anch’esso civico, indicato da molti come un nuovo Prodi. Abbiamo Marattin con il suo partito Liberaldemocratico nato nel 2025.

Ma abbiamo anche Più Europa che con il suo bagaglio di ex radicali, ma fermamente europeisti interpretano anche loro un pezzo di mondo moderato. Così come abbiamo la presenza a livello locale di pezzi di civismo che non si inquadrano in una cornice nazionale perché legati al territorio, ma che potrebbero, per vicinanza politica, concorrere anch’essi ad una nuova formazione.

Insomma, abbiamo davvero un arcipelago fatto di tante isole che necessitano, sul piano politico, di un progetto condiviso e condivisibile. E dunque, se è vero che i sondaggi danno a questa area un potenziale compreso tra il 10 e il 15% è anche vero che gli elettori hanno sempre punito chi sta fuori dai due blocchi.

E, allora, alcuni presupposti vanno sottolineati. Il primo, piaccia o no, se stai in mezzo e non ti schieri rischi l’insignificanza e stai fuori dal Parlamento. Secondo, in questo caso se manifesta la volontà di schierarsi col centrosinistra questo comporta la necessità di costruire una gamba moderata che sappia accettare la logica dei compromessi, della mediazione per stare in una coalizione di diversi senza veti reciproci. Terzo, ben più difficile di qualsiasi accordo politico, occorre rinunciare a narcisismo, egocentrismo e vanità personale. Quarto. La volontà di costruire un “rassemblement” competitivo, attraente e capace di far crescere una classe dirigente degna di questo nome. Insomma, in ultimo, occorre una leadership unificante e riconosciuta. E alla fine occorre scegliere se essere ancora Conte Ugolino o Araba Fenice (ma senza scudo crociato perché la storia non ritorna e la società è cambiata).