Nel 2027 si voterà per il Parlamento e per molte e importantissime amministrazioni comunali. Ancora tante le incognite, dalle date delle urne al sistema di voto parlamentare dove si rischia un grave scontro politico. Riassumo rapidamente.
Per il Parlamento la scadenza naturale e non rinviabile è settembre 2027 ma il buon senso direbbe di anticiparle per evitare la campagna elettorale in pieno agosto. “Ci lascino fare almeno una buona estate”, sarà il grido che fra non molto si alzerà.
Infatti per il Parlamento, in tutta la sua storia e salvo che nel 2022, si è sempre votato tra la fine di febbraio e la fine di giugno. Non è solo una questione di maggiore comodità per i cittadini. Si tratta anche di dare al governo il tempo giusto per approvare con calma la legge di bilancio, quella più importante di tutte che stabilisce la politica economica e finanziaria per l’anno dopo e che dà l’impronta a tutta la legislatura.
Per i Comuni, le elezioni si dovrebbero tenere in primavera e anche queste non sono rinviabili se non per ragioni eccezionali che, speriamo, non ci siano assolutamente.
Sulla rilevanza politica e non solo amministrativa di questa “tornata” basti pensare che si voterà a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Trieste e L’Aquila e poi ancora a Varese, Novara, Rimini, Grosseto, Latina, Benevento. Solo contando i comuni più importanti, verranno coinvolti circa 5 milioni e mezzo di elettori ed elettrici.
Sarebbe possibile votare lo stesso giorno per il Parlamento e per i comuni? Si, è certamente possibile ma, a mio parere, è sconsigliabile. Da convinto autonomista non sono mai favorevole ad una unica “campagna” che finirebbe per mettere in ombra delle elezioni territoriali decisive per molti aspetti che toccano direttamente la vita dei cittadini.
Se le amministrative si tenessero ad aprile (è un esempio), resterebbero due possibilità per evitare la coincidenza con le politiche: anticipare il voto per il Parlamento a giugno oppure addirittura a febbraio (altro esempio).
A questo punto entrano naturalmente in gioco i calcoli politici che qualunque governo farebbe. E quale sia la preferenza per l’attuale governo è presto detto: cioè le politiche prima delle amministrative.
La ragione è semplice. Le previsioni più ragionevoli dicono che le sfide per i sindaci nelle principali città italiane potrebbero essere perlopiù favorevoli al centrosinistra. Non penso quindi che Giorgia Meloni voglia correre il rischio di essere indebolita dal voto amministrativo.
Questo spiegherebbe anche la corsa per la legge elettorale che, vizio tutto italiano, ci “perseguita” ogni volta che si vota diversamente dalle altre democrazie dove le regole durano per decenni. La novità è che quest’anno ci sono molte polemiche non solo fra maggioranza e minoranze ma anche dentro la stessa maggioranza.
A questo proposito la mia opinione personale è molto netta. Piuttosto che la legge elettorale del governo, che contiene norme discutibilissime, meglio votare con il sistema in vigore. Con tutti i suoi difetti favorisce la formazione delle coalizioni e permette maggioranze parlamentari nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali.