Editoriale

VANNASCISMO

MASSIMO LODI - 09/07/2026

Che si fa con Vannacci? A destra sono nell’impasse. Meloni proclama: non badategli, è l’utile idiota della sinistra. Invece i potenziali elettori gli badano: ormai sta tra il 6 e l’8 per cento, dando retta ai sondaggi. Possibile l’arrampicata fino al 10. Il doppio della Lega, ben oltre Forza Italia. Salvini tradito avvisa: mai col traditore. Pur se il secondo ribatte l’accusa al primo: lui ambiguo, io coerente. Gli azzurri (Mulè a In onda su La7) mostrano più prudenza: se Vannacci s’allinea ai nostri fondamentali valori, si discute.  MariBerlu sembra dell’idea opposta circa i diritti civili: uno di simili convinzioni c’entra zero col liberal-riformismo caro a mio padre. Caro a me. Però il Cavaliere fece quagliare -allora, un miracolo- Lega ed ex Msi. Comunque FI -ultimo cenno da Pier Silvio- non esclude ribaltoni/shock: pronta, se l’emergenza chiama, a variare accampamento.

Meloni, preoccupata fin d’ora di rivendicare il Quirinale nel ’29, è presa tra due fuochi: radicalità, moderazione. Tenere insieme entrambe pare extra difficile. Anzi, impossibile. Perché il Generale mica è tipo d’accontentarsi di qualche poltroncina. Se entra nella coalizione, mirerà a conquistarne la guida. Certo, non oggi. Ma domani sì. Nel mentre, Giorgia pagherebbe prezzo altissimo. Senza contare che deve riconoscenza ad alleati di lunga data e utili alla bisogna: negargliela è un po’ rinnegarsi.

Dunque? Dunque solo la nuova legge elettorale può risolvere il problema. Nel senso che: 1) se il premio di maggioranza aggiuntivo alla modifica di sistema in chiave proporzionale determinerà la vittoria del centrodestra old style, bene così, la vicenda è chiusa; 2) se non la determinerà, il futuro governo lo decideranno nuove intese parlamentari, secondo lo schema della prima Repubblica; 3) perciò nessuna meraviglia sul ritorno del trasversalismo, così tanto disprezzato e invece sempre funzionale alle emergenze.

Vannacci è considerato un’emergenza. A destra e anche a sinistra. Ma a sinistra godono di quest’emergenza, dato che gli gioverà in tema di propaganda: qualora la destra tradizionale rifiutasse il parà-patto, probabile/sicura s’annuncerebbe la vittoria di Schlein, Conte&partners. Qualora l’accettasse, il favorito numerico risulterebbe la destra, sulla carta. Ma solo sulla carta. Perché la campagna contro la deriva estremistica di meloniani, salviniani, mariBerlusconiani, militariani frutterebbe assai. La parola d’ordine del battage è già pronta: no al vannascismo. E ci capiamo cosa vuol dire. Prima mossa: organizzarsi per promuovere un referendum contro questa nuova legge elettorale. Qualunque essa sarà, e pur sapendo che raggiungere il quorum (50,1% di votanti) s’annuncia impresa titanica. Ma, domandone finale, giova davvero alla destra cambiare il sistema di voto? O invece no, proprio no?