Attualità

VIALE BORRI, CIAO ESSELUNGA

SANDRO FRIGERIO - 09/07/2026

I fantasmi della storia spesso ritornano. E non da soli. Il mese di giugno si era aperto con la presentazione in sala Estense, attesissima della rigenerazione dell’area ex Aermacchi, in capo alla famiglia Orrigoni, con la piscina e il supermercato Tigros, e si è chiuso con le notizie che darebbero per ineludibile la chiusura del punto vendita Esselunga di Viale Borri a Varese, che cederebbe così il passo ai due “fratelli maggiori” di Masnago e di via Gasparotto. Complice anche un’altra “rinascita” dopo più di 30 anni: quella del complesso dell’ex concessionaria auto Terziroli, un altro dei simboli della Varese del secolo scorso, che era arrivata ad avere 90 dipendenti. Anche perché, guarda caso, il gruppo aveva anche rilevato la divisione informatica proprio di Aermacchi (la “Vega Informatica”). La notizia dell’apertura di un discount in quell’immobile (Penny), sarebbe stata la classica goccia decisiva per una decisione – quella di un’Esselunga in Lombardia sempre più sfidata da marchi più piccoli – che, per quanto non ancora ufficializzata, sarebbe stata nell’aria da tempo. In sostanza dall’apertura del Superstore nell’area ex Malerba, distante lo spazio di un semaforo.

Per anni è stata, quella Esselunga, “la più amata dai varesini”: aperta nel lontano 1979 quando ancora la catena di supermercati era agli esordi in Italia con quel suo tocco innovativo, a partire dagli ampi parcheggi al piano, rinnovata nel 2021. Troppo piccola per essere di richiamo competitivo e troppo grande per essere un riferimento di zona, come testimoniavano da tempo lo scarso affollamento e i parcheggi semivuoti, oltre che un assortimento non competitivo come quello di strutture due-tre volte più grandi, anche dello stesso marchio.

Presso queste strutture verrebbe riciclato, secondo le news il personale (spesso a rotazione). I problemi maggiori li avrebbero forse i clienti, perché conta la comodità ma anche la fedeltà al marchio. Torna dunque a movimentarsi il panorama a Varese, con le recenti aperture di Lidl (2022, dopo la prima a Masnago molti anni prima) e di Aldi. Orma si viaggia per “direttrici”, ovvero le grandi vie di accesso alla città. Sono la “Svizzera” (Belforte-Valganna), dall’Iper ad Aldi, Lidl e Famila, quella “dei Laghi” (Masnago-S. Silvestro) dall’Esselunga e ancora Lidl per arrivare a Carrefour (peraltro con nuova proprietà dopo che i francesi hanno lasciato l’Italia), Il prossimo Tigros “Aermacchi”. Infine la  “Porta-Sud” (Borri/Gasparotto), dal Carrefour vicino a Lozza all’MD accanto ad Esselunga

Pochi sanno che la storia dell’Esselunga di viale Borri ha radici che ben anteriori alla stessa apertura del 1979: quando i supermercati a Varese erano ancora una rarità, in una città che vedeva la popolazione (+26% in dieci anni) crescere a livelli record.

Era infatti con la Revisione del Piano Regolatore del 1973 (sindaco Ossola, Ambrosoli all’urbanistica), che un’area precedentemente indicata a parcheggio, lungo il Viale Borri veniva indicata come fruibile per attività commerciali. Erano anni in cui peraltro la normativa della pianificazione commerciale era molto stretta: nel giugno 1971 era entrata in vigore le legge 426 di “disciplina del commercio”, che suddivideva le città in microzone per assicurare una presenza equilibrata di categorie di esercizi commerciali, e assegnava alla Regione la regolamentazione per quelli più ampi.

Erano anni in cui la Coop (con Unicoop Lombardia) e il marchio GS (Generali Supermercati) avevano posto gli occhi su quella direttrice (viale Borri) e area e dove non mancarono le resistenze per timore del traffico automobilistico a breve distanza dall’Ospedale. Gli anni passarono. GS – marchio divenuto in questi anni Carrefour ma destinato probabilmente a riemergere – aprì a Lozza mentre Coop optò a sua volta per scambi di licenze a favore di altre località nel Milanese. Dovevano ancora arrivare le aperture di Esselunga (due), di Famila, quelli dei discount Lidl a Aldi, veri giganti europei, di Tigros a Giubiano, della stessa Coop a Bobbiate e di altri marchi ancora.

Per anni a Varese così come altrove, si è discusso, anche aspramente, delle sorti del commercio tradizionale rispetto alla grande distribuzione. I tempi sono ormai in larga misura cambiati. Perché la grande (e non solo) distribuzione deve riorganizzarsi, sottoposta a nuove forme di concentrazione, che favoriscono nel contempo l’emergere della concorrenza delle catene discount, mentre l’online sembra aver preso l’abbrivio nel “non food”, ma tira ancor poco sull’alimentare. In breve: ormai, salvo i casi di vera specialità, che comunque non mancano, il tema non è più quello della sorte del “negozio dell’angolo”, pur politicamente rilevante, ma quello del tessuto complessivo di una distribuzione che, tra grande e media, è sempre più organizzata. Fino a diventare “di prossimità” per molti clienti, specie in una città che invecchia. La città “raggiungibile in un quarto d’ora” sarà anche quella dei negozi?