Pennsylvania Avenue

INSOPPORTABILE TRUMP

FRANCO FERRARO - 10/04/2026

Il 22° emendamento della Costituzione americana stabilisce che una persona non può essere eletta alla carica di Presidente più di due volte. L’emendamento in questione fu una reazione all’elezione di Franklin Delano Roosevelt che con 4 mandati consecutivi rimase in carica per 4.422 giorni, dal 1933 al 1945, diventando il presidente più longevo della storia. Scrivo questa premessa per darmi conforto, per farmi convincere dalla Storia che Trump, una volta esaurito il suo secondo mandato, non potrà tornare alla Casa Bianca. E che sono solo delirio le parole di Steve Bannon, ex stratega del tycoon, secondo cui il suo ex datore di lavoro possa inseguire un terzo mandato nel 2028, ipotizzando un “paio di alternative” per permettere a Trump di cercare una nuova elezione, ovvero fare danni per un ulteriore quadriennio. Già siamo attesi, almeno sulla carta, da due anni e otto mesi nei quali può succedere di tutto. E quindi lo slogan può essere: abbiamo già dato. Anche perché la domanda non è: come sarà il mondo dopo Trump? Ma: ci sarà vita dopo Trump? Detto questo, proviamo a guardare oltre. E restiamo in casa repubblicana. JD Vance o Marco Rubio? Il vicepresidente o il segretario di Stato? Partiamo dai numeri: in un recente sondaggio condotto tra i partecipanti alla Conservative Political Action Conference, il 53% ha dichiarato di preferire Vance come candidato repubblicano alla presidenza nel 2028, mentre Rubio si è classificato secondo con il 35%, ma in forte ascesa: lo scorso anno aveva raggranellato un misero 3%. A spingere l’uno o l’altro verso Pennsylvania Avenue, democratici permettendo, saranno due fattori, strettamente collegati, o addirittura fusi: la guerra in Iran e le ripercussioni economiche della stessa. Vance e Rubio non la pensano allo stesso modo. Per spiegare la posizione del primo basta rileggere un articolo apparso nel 2023 sul Wall Street Journal, nel quale l’allora senatore dell’Ohio affermava che la migliore politica estera di Trump era stata quella di non iniziare alcuna guerra durante i suoi primi quattro anni di mandato, tra il 2017 e il 2021. Il suo è un approccio cauto, espressione di uno scetticismo riconducibile al possibile, prolungato coinvolgimento militare statunitense nel pantano iraniano. Rubio invece si è allineato strettamente alla posizione intransigente di Trump, che, ovviamente, apprezza. La spaccatura tra Rubio e Vance sulla guerra all’Iran è emblematica della divisione che sta iniziando a crearsi all’interno del Partito Repubblicano. Un recente sondaggio condotto dall’Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research ha rilevato che nel partito dell’Elefantino diversi esponenti di spicco hanno descritto la guerra come un tradimento, mentre molti altri hanno applaudito alle azioni del presidente. Vance e Rubio hanno chances. Nessuno dei due viene visto come una rottura con il trumpismo, il che – nel 2028 – potrebbe essere un propulsore decisivo o una zavorra letale. Intanto Trump crolla nei sondaggi. Per Nate Silver scende sotto il 40%, perdendo 17 punti dal giorno dell’insediamento. Secondo Rasmussen ha un 46% di approvazione a fronte di un 52% di disapprovazione. Ma c’è un sondaggio ancora più impietoso, una sentenza se non fossimo ancora lontani dalle prossime presidenziali. E’ targato Lake Research Partners ed è stato commissionato da Free Speech For People. Il risultato? La maggioranza dei probabili elettori a livello nazionale – il 52% – sarebbe favorevole all’impeachment del presidente, mentre il 40% è contrario. Sono numeri certo, sono sondaggi certo. E i sondaggi spesso prendono topiche colossali. Ma il malessere nel Paese aumenta, nel partito repubblicano serpeggia, e anche nel movimento Maga cresce la fronda anti Trump. Servirebbe una buona dose di coraggio. Un sussulto d’orgoglio. O semplicemente un atto di rispetto per l’America.