Attualità

MODELLO DI CITTÀ E SERVIZI

SANDRO FRIGERIO - 10/04/2026

Ok. Il momento non sembra dei migliori. Parlare di fragilità e inclusione proprio nel momento in cui l’unico diritto sembra quello della forza e la “convenienza” sembra prevalere sul diritto e l’etica umana, pare fuori tempo. Ma proprio per questo più necessario. Così come l’iniziativa promossa da Maria Paola Cocchiere, consigliere comunale di mestiere agronomo e architetto del paesaggio, che ha trovato due “complici” particolari negli assessori Andrea Civati (Pianificazione territoriale e Rigenerazione Urbana) e Roberto Molinari (Servizi sociali, uno degli Assessorati più “caldi” della città) per mettere, letteralmente, attorno al tavolo (due per la precisione) rappresentanti del mondo cittadino delle Associazioni per la tutela dei disabili, proprio per verificare come dal Comune possano arrivare risposte utili, con le “domande giuste”. Il momento, è stato sottolineato, è proprio di quelli opportuni (non è mai troppo tardi, si potrebbe aggiungere) mentre è in dirittura d’arrivo il PGT, il Piano per la Gestione del Territorio che, ha ricordato l’assessore responsabile Civati, “non è tanto un documento sull’edificabilità degli spazi (come i vecchi Piani Regolatori) quanto la proiezione di un’idea di città”. Che cosa può voler dire tutto questo concretamente per un’amministrazione comunale?

Le idee e i suggerimenti emersi, appuntati su Post It colorati, sono stati tanti,  più o meno generici o “mirati” ma vorremmo provare a mettere in fila qualche punto forte.

LA CITTA’ IN 15 MINUTI. L’idea è di quelle forti del PGT: distribuire gli uffici comunali per il pubblico per ridurre i tempi di percorrenza. Ma fino a che punto può essere una buona idea? A Varese manca un autentico city center, dove siano concentrati i servizi comunali, proprio per evitare che il cittadino, a maggior ragione se fragile e con difficoltà a muoversi, debba zigzagare da una sede all’altra. A maggior ragione se si considerano non solo gli uffici comunali, ma anche altri assimilabili (per esempio gli Uffici Finanziari). Il punto è individuare un equilibrio tra città e periferia, ricordando che non basta trovare gli sportelli. Occorre anche garantire le presenza delle giuste competenze.

TRASPORTI. Un tema concreto è quello di allestire mezzi pubblici con piani di acceso adeguati anche per carrozzina, laddove oggi in molti casi ci si deve affidare al buon cuore (che non manca) del personale. La possibilità di avere anche sevizi “a chiamata” lungo direttrici preferenziali potrebbe anche essere un interessante punto d’incontro tra efficienza e personalizzazione, con un occhio quindi per i costi e la sostenibilità.

VIABILITA’. Il tema è spinoso: dispositivi che sembrano “innocui” per i comuni automobilisti e viaggiatori, come i rallentatori spesso non segnalati secondo le prescrizioni del Codice della Strada), sono una tortura per veicoli speciali e carrozzella.

PARCHEGGI. Non mancano gli abusi sugli stalli di sosta per disabili. Per ridurre la mala pratica, potrebbero essere utili soluzioni con quelle che è facile trovare a breve distanza, come a Lugano, ovvero una quota di parcheggi/disabili riservata agli utenti con più difficoltà, cioè in carrozzina. Ma in materia la normativa nazionale finisce con il trattare in modo eguale utenti con esigenze diverse (del resto, esistono i “parcheggi rosa” quindi per specifiche categorie).

ALLOGGI. Pensare al “dopo di noi” e organizzare degli alloggi (social housing) che permettano la convivenza di cittadini con esigenze speciali e soli, potrebbe essere una buona alternativa alla “istituzionalizzazione” per utenti con modeste disabilità.

COORDINAMENTO/CONSULENZA. È il punto caldo. Uno dei temi maggiormente sentiti dalle famiglie è, in caso di disabilità soprattutto medio-gravi, riuscire ad avere un supporto con funzioni preparate che sappiano fornire una gestione personalizzata del disabile. Si tratterebbe di accogliere competenze mediche di indirizzo (sapere a quali strutture rivolgersi in funzione delle patologie), fiscali, legali. Le associazioni naturalmente possono fornire un contributo rilevante, ma si avverte l’opportunità di uno “sportello unificato (presente in alcuni territori, come l’Emilia e Romagna).

Il Comune di Varese non è restio nella fornitura di servizi (tra questi quelli di trasporto), ma la gestione unificata e centrata sulla persona rappresenterebbe il vero salto di qualità.

Una città più gentile, in grado per esempio anche di promuovere attività sociali e sportive non solo per anziani, ma anche per disabili, potrebbero essere anche il punto d’incontro tra competenze diverse: l’amministrazione giustamente vanta le centinaia di corsi di vario tipo (Varese Corsi) qualcuno potrebbe essere anche rivolto in modo specifico a un’utenza più fragile: riabilitazione, ginnastica dolce, visite guidate per carrozzina, o per ipovedenti con ausili acustici eccetera.
I “tavoli” di concertazione sono stati avviati. La sfida ora è quella di trasformare i principi in uno strumento di effettivo lavoro.