Opinioni

RIPENSIAMO IL NUCLEARE

ROBI RONZA - 10/04/2026

È chiaro che nessun governo europeo, e quindi nemmeno il nostro, ha molte carte da giocare nella situazione internazionale presente. E tanto meno ha carte da giocare l’Unione Europea, che più che mai nella situazione presente paga lo scotto di essere un’alleanza economica priva di consistenza politica.

Chiuso in questa morsa il governo fa quello che può, ossia si barcamena, e mi sembra che lo stia facendo nel modo migliore possibile. Rientrano a vario titolo in questo barcamenarsi i viaggi-lampo di Giorgia Meloni in Algeria e nel Golfo, tutta la presa di distanze che è ragionevolmente possibile dalla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, e all’interno la temporanea riduzione delle accise (imposte di fabbricazione) sui carburanti. E va bene così.

Senza lasciarsi sommergere da questa situazione, il governo farebbe però bene a porre frattanto mano alle innovazioni di struttura e alle grandi riforme di matrice liberale che Meloni promise nel suo discorso di insediamento. Invece di prendere le mosse dalle modifiche della Costituzione (via che si è dimostrata lenta e rischiosa) al governo conviene piuttosto usare, forte della sua ampia  maggioranza, la leva della legislazione ordinaria e della prassi amministrativa. E sempre comunicando e ribadendo al pubblico i propri obiettivi di fondo e facendoli oggetto di ampi documenti di indirizzo da proporre al voto delle Camere.  Tutto ciò al fine sia di informare e di rendere consapevole l’opinione pubblica che di poter agire sulla base dell’esplicito voto favorevole del Parlamento.

Sul piano delle innovazioni di struttura la prima cosa da fare è quella di riaprire il nostro Paese al nucleare ma non alla chetichella, come si sta facendo adesso, ma nel quadro di un ampio dibattito nel Paese che si concluda con un voto parlamentare. Con il nucleare di nuova generazione i timori che ispirarono il voto negativo al riguardo dei referendum del 1987 sono superati. Inoltre la presenza di centrali nucleari in prossimità dei nostri confini, tra cui quattro nella Francia sudoccidentale, toglie comunque significato alla decisione di non avere centrali nucleari sul nostro territorio.

Sul piano delle riforme in senso liberale della macchina della pubblica amministrazione c’è un lavoro enorme da fare. Si tratta a mio avviso di abbandonare in generale la pretesa di stabilire per legge o per regolamento che cosa in ogni dettaglio si deve fare, e di fissare invece che cosa non si deve fare definendo così il perimetro entro cui ciascuno può liberamente fare come meglio crede. E semplificare e sburocratizzare anche senza grandi provvedimenti legislativi, semplicemente abrogando norme superflue ed eliminando uffici e commissioni divenuti inutili. Si avvierebbe così un processo di innovazione di cui poi le riforme costituzionali sarebbero infine un inevitabile punto di approdo.

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