Ambiente

DIALOGO E POTERE

ARTURO BORTOLUZZI - 10/10/2025

L’occupazione di via Curtatone, nell’estate del 2024, è stata molto più di un presidio ambientalista: è diventata il simbolo di un modo di amministrare la cosa pubblica che esclude la partecipazione, riducendo il confronto a scontro.
Ora che il Comune di Gallarate ha deciso di costituirsi parte civile nel processo penale contro i 22 imputati – tra cui cittadini, attivisti e persino un’ex assessora – quella ferita si riapre. L’amministrazione guidata da Andrea Cassani rivendica la legittimità delle proprie scelte e chiede risarcimenti per danni materiali e d’immagine, come se la protesta civile fosse solo un’offesa da punire e non un segnale da ascoltare.

È vero: nei giorni più tesi dell’occupazione non sono mancati eccessi e parole fuori posto da parte di alcuni manifestanti. Ma è altrettanto vero che l’arroganza del potere ha superato ogni misura, soprattutto quando lo stesso sindaco, davanti alle telecamere, ha reagito al dissenso con un gesto inequivocabile: il dito medio alzato, simbolo di disprezzo verso chiunque osi criticare. Un gesto che riassume perfettamente l’idea di politica come possesso esclusivo, come se la città fosse cosa propria e non bene comune.

Eppure, la questione del bosco di via Curtatone avrebbe dovuto nascere e svilupparsi nel rispetto del principio di partecipazione sancito dalla Convenzione di Aarhus, in vigore anche in Italia. Tale convenzione impone alle amministrazioni di coinvolgere i cittadini nei processi decisionali che riguardano l’ambiente, riconoscendo il diritto all’informazione e al dialogo preventivo.
Se questo dialogo fosse stato avviato per tempo, forse non avremmo assistito a mesi di tensioni, accuse e divisioni.

Oggi la città dei Due Galli si trova con un processo in corso, un’amministrazione arroccata sulla difensiva e una parte della cittadinanza ancora convinta che salvare un bosco non sia un crimine, ma un dovere civico. Nel frattempo, un gruppo di attori locali ha scelto il linguaggio del teatro per raccontare quella vicenda, con lo spettacolo “La storia del bosco di via Curtatone”: un modo diverso di difendere la memoria di ciò che è stato e, forse, di ricordare che il futuro non si costruisce con il dito alzato, ma con le mani tese al dialogo.