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DIRIGENTE-MODELLO

CLAUDIO PIOVANELLI - 10/10/2025

Mario Oioli festeggia i venticinque anni di matrimonio con la Pallacanestro Varese: dal 1999, ininterrottamente, veste con orgoglio da dirigente i colori biancorossi, rivestendo al momento la carica di direttore sportivo, anche se in realtà il suo compito prevede mansioni quasi del tutto diverse da quelle a cui si fa riferimento soprattutto in ambito calcistico.

Classe 1964 (“Sono nato insieme con il palazzetto”), Oioli ha sempre avuto lo sport come stella polare: “Da giovanissimo ho praticato di tutto – racconta – e a 18 anni ho cominciato ad allenare a Luino. Il primo contatto con la Pallacanestro Varese è avvenuto con il minibasket (responsabile all’epoca era Vincenzo Crocetti, mentre il settore giovanile era affidato a Roberto Piva) e ho continuato ad allenare per una quindicina d’anni, anche la serie A, come assistente di “Cedro” Galli nel 1999, insieme con Alberto Zambelli. Le cose non funzionarono, arrivò Valerio Bianchini, il g.m. Gianni Chiapparo ebbe problemi di salute e mi venne chiesto di sostituirlo in alcuni dei suoi compiti. A fine stagione dovetti scegliere tra continuare ad allenare e la dirigenza e la scelta fu facile, perché avevo studiato economia e giurisprudenza, pur senza conseguire la laurea, approfondendo poi queste materie per conto mio, studiando e lavorando anche negli Stati Uniti”.

Insomma, Mario Oioli, “uomo delle regole”… “Un po’ è così – ammette – anche perché nel nostro ambito le norme variano con grandissima frequenza e in media ogni due anni tutto è da rivedere e riconsiderare, studiando. Paradossalmente, la scelta dei giocatori e la squadra diventano l’aspetto meno importante: prima di questo, se mancano il rispetto delle norme e la cura dei bilanci, se il 16 di ogni mese non si dimostra di avere pagato regolarmente tesserati e personale (ritenute e contributi compresi), scattano penalizzazioni e impossibilità di iscrizione ai campionati di competenza. Insomma, il “ci vuole un altro centro, costi quel che costi” non ha più ragione di esistere e se Varese è fra le tre o quattro società di serie A che nella sua storia lunga 80 anni non ha mai visto interrompersi la continuità sociale una spiegazione ci sarà… Momenti difficili? Certo, ce ne sono stati, ma alla fine qualcuno ha sempre tirato fuori i soldi che servivano a evitare il peggio; per questo non sopporto chi critica per partito preso chi mette mano al portafoglio, anche se non sempre sul campo le cose vanno per il meglio”.

Mario Oioli non ha mai preso in considerazione l’idea di lasciare Varese, neppure dopo aver visto sfumare, anni fa, la possibilità di diventare general manager: “Ho ricevuto offerte ma non intravedevo la stessa passione delle piazze e la possibilità di operare come faccio a Varese, con la stessa libertà e la stessa autonomia di impostare i lavori che mi competono. Quanto alla possibilità di diventare g.m., dopo avere “tamponato” in emergenza le posizioni vacanti, alla fine la scelta cadde su personaggi con maggiore esperienza acquisita”.

Tra i crucci e le battaglie di Oioli c’è proprio la scarsa informazione verso appassionati e tifosi su quello che è il suo campo d’azione: “Spesso ci chiedono che cosa facciamo noi dirigenti in società da lunedì a sabato, come se tutto si riducesse alla partita della domenica. Come ho detto, a differenza di un tempo, oggi esiste una serie infinita di norme, regolamenti e scadenze perentorie che è necessario osservare. Servono conoscenza, serietà e rispetto delle regole, sempre e comunque”.

Una regola che Oioli abolirebbe domattina è la responsabilità oggettiva delle società nei confronti dei propri sostenitori: “È una norma a mio modo di vedere assurda e anacronistica, che tra l’altro rende le società ricattabili dall’esterno verso situazioni che potrebbero sfociare nell’illegalità. E poi oggi esistono tutti i mezzi per individuare chi commette un reato dentro o fuori l’impianto di gioco”.

Tra i lavori di maggiore importanza e soddisfazione, Mario Oioli indica quelli che portano la società sul territorio e che giovano al territorio: “Pensiamo a quanto contino la creazione o il miglioramento delle strutture sportive, il settore giovanile, il lavoro nelle scuole, il sostegno alle associazioni: per questo dico che i risultati sono in fondo secondari rispetto a questi che giudico aspetti fondamentali. Si potrà obiettare che senza risultati non ci si potrebbe neppure occupare del territorio, ma se la Pallacanestro Varese gioca da 16 anni filati in serie A osservando certe priorità significa che ha operato sempre molto bene; soprattutto rispettando le regole”.

Chiudiamo in allegria chiedendo a Mario Oioli di ricordare qualche episodio curioso che sicuramente non sarà mancato in questi anni… “Premetto che da tempo in Italia, non solo a Varese, non arrivano più giocatori che si considerano “superstar”. Consentitemi di non fare nomi, ma qualche anno fa c’è stato un giocatore per il quale, con la sua auto, non esisteva alcuna zona pedonale o vietata, con le conseguenze che è facile immaginare. Poi, tanto per fare capire che non si può avere sempre tutto sotto controllo, un altro, invece, disputò una pessima partita, tra l’altro importante per la squadra, perché la notte non aveva chiuso occhio a causa del figlio che aveva pianto in continuazione per una otite”.

Parte il campionato, Mario Oioli come vede la nuova Openjobmetis? “Il livello generale si è ulteriormente alzato ma credo che anche la nostra squadra sia migliore rispetto a quella dello scorso anno. Restiamo competitivi in quel gruppetto di squadre per cui una o due vittorie in più o in meno possono cambiare la stagione”.