E così ecco un nuovo autunno.
Stagione cantata ed illustrata, con poesie e pennelli, fonte di malinconia ma anche di melodie e colori. Basti ricordare poeti come Quasimodo, Saba, Cardarelli, Sereni e tanti altri grandi stranieri che, ognuno con la propria interpretazione personale della stagione, ci hanno lasciato emozioni e bellezza. Né vanno dimenticate canzoni che sono poesie, una per tutte Le foglie morte, cantata da Yves Montand, testo di Prévert. E poi ci sono i dipinti, perché la varietà dei colori autunnali alimenta la pittura: Monet, Van Gogh, Klimt e tanti altri.
Mi sono trovata a chiedermi che autunno sia questo che viviamo. Lo considero su due piani: pubblico e personale.
È un autunno non “caldo”, ma bollente! Proprio mentre scrivo i media ci rimandano immagini di piazze colme di manifestanti, come non mai. E chiunque abbia a cuore il futuro non può che sperare che sia buono, e finalmente pacificato. Tali immagini, quando inquadrano i tantissimi giovani nei cortei, mi producono inquietudine e ottimismo. Inquietudine perché questi giovani vivono gli anni più belli in un mondo percorso da conflitti e violenze, da volontà di prevaricazione senza più rispetto per l’uomo. Ottimismo perché credo nella forza della gioventù, quando essa sia ben orientata e intenzionata a cambiare il mondo.
Sul piano personale, ovviamente, colgo il morire della stagione estiva, che ha un valore simbolico: la foglia verde diventa gialla e cade, il folto delle chiome degli alberi sparisce e lascia piano piano il posto ai rami stecchiti…
Ma la natura avrà una nuova primavera (anche se condizionata dal cambiamento climatico!) e il movimento ciclico delle stagioni sarà la vita che continua. Pensando all’autunno umano vedo nelle foglie dai vividi colori un simbolo di vita che resiste: i sentimenti sono più forti, si gode di tutto ciò che è bello con maggiore intensità. Mi piace dire che “L’autunno è soltanto un colore del tempo.”