Zic & Zac

PUZZLE SANITARIO

MARCO ZACCHERA - 10/10/2025

L’ Ospedale Castelli di Verbania

Un po’ in tutta Italia si discute di sanità, ma particolarmente nel Verbano Cusio Ossola dove da 30 anni si deve decidere se mantenere i due ospedali attuali di Verbania e Domodossola o realizzarne uno nuovo. Come nel Gioco dell’Oca, regolarmente ci si ritrova al punto di partenza come in questo anno di grazia 2025 perché, appreso che non ci saranno deroghe per mantenere i due DEA esistenti, è evidente che il problema si sia subito riproposto.

Da una parte chi sostiene la necessità di investire e mantenere le strutture esistenti (Lega) dall’altra chi auspica una sede unica su cui in definitiva quasi tutti sarebbero d’accordo, ma non sul luogo dove realizzare le nuove strutture.

Verbania, Domodossola, Ornavasso (con più opzioni), Gravellona Toce, Piedimulera?

Le scelte sono molte, nuove ed antiche, e ciascuna comporta pro e contro al di là dell’evidente spinta campanilistica che però – almeno per ora – sembra un po’ meno esasperata del solito.

D’altronde se si considera il numero degli abitanti del VCO non c’è dubbio che la sede unica sia la sola sostenibile, ma se si guarda l’orografia del territorio è altrettanto evidente che senza adeguate strutture di base extra-ospedaliere una qualsiasi sede (salvo che Gravellona od Ornavasso) penalizzerebbero molto le aree più lontane.

Credo che la cosa più saggia sarebbe raccogliere tutte le variabili: tempi di percorso, abitanti, situazioni logistiche, presenze turistiche, aree effettivamente disponibili e poi far decidere dai tecnici, non certo dai politici locali che devono per forza tener conto delle proprie comunità.

Tanti anni fa i tecnici regionali avevano già individuato nella piana di Gravellona Toce-Ornavasso l’area baricentrica ottimale (ora però non più disponibile), ma non se ne fece nulla per le pressioni dell’Ossola arrivando a tensioni ad ogni livello e con l’allora inedita alleanza Lega-PD che boicottarono l’ospedale unico con un referendum (vinto) e addirittura facendo di fatto decadere la giunta provinciale dell’allora presidente Ivan Guarducci.

A seguire decenni persi per piani, progetti, ipotesi nel difficile compito di risolvere il puzzle con l’ipocrisia dell’ attuale “Ospedale unico plurisede”.

Troppe le variabili sul tappeto, con il buonsenso che imporrebbe di considerare anche il “post ricovero” perché più il DEA e la nuova struttura sarà spostato verso l’alta Ossola più – oltre che arrivarci – nel caso si debba poi correre a Novara o a Torino la distanza sarebbe doppia per chi salisse da sud.

Di sicuro senza adeguate strutture di base (ovvero le “case della salute”) con medici presenti almeno per tutta la giornata e specialisti a rotazione che abbassino la necessità di ricorrere al DEA per interventi impropri (oggi oltre 70.000 accessi) qualsiasi scelta sarebbe improponibile e anche questo aspetto va considerato.

Intanto circa il 40% dei cittadini si rivolge a strutture ospedalieri extra piemontesi con un occhio soprattutto su Milano e il varesotto e conseguente acuta crisi finanziaria dell’ASL VCO che poi deve pagare visite e ricoveri.