Provo a tenere a bada la tristezza per i troppi gesti di pura cattiveria di cui è pieno il nostro tempo raccontando una storia, una bella favola che contiene un modello di coraggio, di forza e di tenacia che riuscirà, me lo auguro, a illuminare i nostri primi passi nel nuovo anno.
Greta Thunberg, svedese, è una ragazzina di quasi sedici anni che ogni venerdì rinuncia alle lezioni per andare a protestare davanti al Parlamento svedese. Coperta da un impermeabile giallo e munita di tappetino su cui stare inginocchiata durante la lunga seduta.
Ha scelto di ricordare, ogni settimana, agli eletti al rispetto degli impegni di Parigi sul clima: “lasciare i combustibili fossili nel sottosuolo, concentrarsi sull’eguaglianza”.
Alla COP24 in Polonia ha parlato dal palco ufficiale della Conferenza ONU.
Un discorso intenso e toccante, zero sbavature. Ad ascoltarla c’erano capi di Stato e di governo.
A tratti dura e tagliente, da leader morale, ha scandito ogni parola come se stesse maneggiando pietre.
“Finché non inizierete a concentrarvi su ciò che deve essere fatto piuttosto che su ciò che è ‘politicamente possibile’, non c’è speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come una crisi…”
Greta è affetta da una forma di autismo, la sindrome di Asperger, peraltro riscontrata in numerose egregie personalità della storia dell’umanità. Un dato che taluni hanno usato per sminuirne il valore: un modo per difendersi dai propri comportamenti di inerti e sfaccendati cittadini del mondo.
Certo, le cose speciali le fanno le persone speciali, chi si colloca fuori dalla normalità, un “borderline”, o un caratteriale, o un apparente disadattato.
La patologia di cui Greta soffre non le ha impedito di compiere una scelta esemplare, unica nel suo genere. È una fuoriclasse, con la grinta per gridare al mondo verità scomode come queste:
“… E se le soluzioni sono così difficili da trovare all’interno di questo sistema, forse dovremmo cambiare il sistema stesso.
Non siamo venuti qui per implorare i leader mondiali di occuparsene.
Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete ancora.
Voi avete finito le scuse, e noi stiamo finendo il tempo…”
Nell’era dello scetticismo e del disinteresse generalizzato verso il pianeta che ci ospita e per chi lo abita insieme a noi, Greta appare, non sono parole mie, come un’oasi nel deserto. Di aspetto fragile, bionda, piccola, delicata, ha cominciato a interessarsi di natura a otto anni: quella che pareva una passione infantile, come l’attrazione per i dinosauri dei bambini di cinque anni, è diventata una missione.
Si è innamorata dell’idea che la Terra, esausta, martoriata, sfruttata e dimenticata, si possa salvare. Ne è così convinta da aver pronunciato parole sconosciute a tanti politici come: “Non è più il tempo della speranza bensì quello dell’azione”.
Greta rappresenta agli occhi di chi possiede una coscienza civile ciò che ci piacerebbe vedere nei ragazzi di oggi: più indignazione, più senso civile, più slancio verso ideali di portata globale, più voglia di costruire una società diversa partendo dal poco che è stato fatto finora. Legittimo pensare che i giovani potranno essere i fustigatori di noi adulti, i suggeritori, gli stimolatori, i censori degli errori che continuiamo a ripetere. Sarebbe veramente una grande gioia per tutti se il Pianeta fosse salvato dai ragazzini, visto che noi non ci siamo riusciti.
Greta, inserita dal Time tra i 25 teenager più influenti del mondo, forse sarà capace di trascinare i suoi coetanei cogliendo il buono che c’è in loro. Sostenendola quando rimprovera i grandi del mondo con le parole “Noi siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno”.
Chi la seguirà nella sua battaglia?
A Mortara c’è Adriano Arlenghi, che si definisce persona alla ricerca di un nuovo umanesimo: ha deciso di recarsi ogni venerdì al mercato cittadino “Per parlare di Greta. Del desiderio di Greta. Del discorso di Greta. Dell’invito di Greta”.
L’intervento di Greta lo possiamo trovare qui.