Il Tour de France si lascia alle spalle una prima settimana entusiasmante, prologo alle due che seguiranno e che promettono lo spettacolo garantito dalle montagne.
Entusiasmo e spettacolo che certamente non mancarono sulle strade della Grande Boucle anche sessant’anni orsono, nell’edizione del 1965 vinta, contro ogni pronostico, da un giovanissimo Felice Gimondi.
Ma il Tour de France numero 52 fu anche quello di Giuseppe Fezzardi: il corridore di Besano centrò il bersaglio grosso nella 15a tappa, al termine dei 167 chilometri che separano Carpentras da Gap, dunque in una frazione per nulla banale ma, anzi, tra quelle più iconiche della grande corsa a tappe transalpina.
Era il 7 luglio (allora il Tour scattava nell’ultima settimana di giugno per concludersi il 14 luglio, festa nazionale francese), Fezzardi disputò quel Tour de France in maglia Molteni (una delle più importanti formazioni dell’epoca, capitano era Gianni Motta), in una squadra “mista” che annoverava anche tre varesini della Ignis: Ambrogio Colombo, Ambrogio Portalupi e Remo Stefanoni.
A contendere sino all’ultimo centimetro la vittoria a Fezzardi, dopo una fuga che aveva visto perdere via via per strada in quell’arroventato giorno di luglio tutti i suoi componenti, fu il belga Gilbert Desmet, corridore di grande esperienza (33 anni contro i 25 di Peppo) e certo non l’ultimo a passare per strada, se pensiamo che nel suo palmares poteva annoverare, tra le altre, le vittorie in una Freccia Vallone e in una Parigi-Tours, oltre al quarto posto in classifica al Tour de France del 1962 e ai podi della Parigi-Roubaix, del Giro delle Fiandre e della Parigi-Bruxelles.
Fezzardi era un gran bel corridore, un passista veloce, come lo si definiva a quel tempo, con all’attivo già alcuni successi di rilievo, come la Tre Valli Varesine del 1962 e il Giro di Svizzera del 1963 (poi ci sarebbe stato quello nel Giro del Ticino del 1967). Dunque, Fezzardi e Desmet rimasero soli ad affrontare l’ultima salita di giornata, il Col de la Sentinelle, circa 8 chilometri di ascesa per poi scollinare a poca distanza dal traguardo di Gap. Desmet fece chiaramente intendere a Fezzardi di essere allo stremo e gli chiese di non staccarlo (senza ricevere risposta), salvo poi disputare la volata che si risolse soltanto all’ultimo centimetro, decisa, al fotofinish, anche da un gesto avventato di Desmet che a qualche metro dalla fettuccia d’arrivo alzò la mano in segno di successo per essere infilato da un Fezzardi mai domo e in piena rimonta.
Un successo al Tour de France vale per la vita intera e infatti Giuseppe Fezzardi viene periodicamente invitato dagli organizzatori che celebrano i corridori vincitori di tappa e delle varie maglie che contraddistinguono le diverse classifiche.
Ma, s’è detto, il Tour de France del 1965 fu anche quello di Felice Gimondi. Il campionissimo di Sedrina era al suo primo anno di professionismo ma aveva già dato prova di essere un predestinato, non solo da dilettante (fiore all’occhiello il Tour de l’Avenir del 1964) ma anche al debutto nella massima categoria, visto che era reduce da un terzo posto al Giro d’Italia, alle spalle del compagno di squadra Vittorio Adorni e di Gianni Motta.
A quel Tour, che non vedeva al via Jacques Anquetil, vincitore delle quattro precedenti edizioni, e che aveva in Raymond Poulidor (nonno di Mathieu Van der Poel) il grande favorito, Felice Gimondi non avrebbe dovuto partecipare; ma una indisposizione impedì ad Adorni di schierasi al via e la Salvarani, la sua squadra, chiese al bergamasco un sacrificio dopo il suo primo Giro d’Italia affidandogli i gradi di capitano. Gimondi si impose nella terza tappa, da Roubaix a Rouen, vestendo la maglia gialla che riconsegnò dopo l’ottava frazione al belga Bernard Van de Kerckhove, al quale l’aveva tolta. Gimondi riprese però le insegne del comando solo due giorni dopo, a Bagnères de Bigorre, per non lasciarle più, trionfando anche nelle due frazioni a cronometro, la scalata da Aix-les-Bains al Mont Revard e la tappa conclusiva, che da Versailles si concludeva al Parco dei Principi. Un autentico trionfo per il campione di Sedrina (2’40” il suo vantaggio nei confronti di Raymond Poulidor e 9’18” su Gianni Motta, con lui sul podio), il primo di una straordinaria serie che ne ha fatto uno dei corridori più vincenti.