L’estate ci ha portato anche la giornata mondiale dei donatori di sangue. Ho già trattato questo argomento qualche tempo fa ma vorrei recuperarlo per mettere in evidenza alcuni aspetti particolari.
Il primo da sottolineare è che in Italia la donazione è volontaria, non è remunerata come avviene in altri Paesi ma è un gesto personale e spontaneo. Volendo fare un parallelo nemmeno tanto forzato è come le pensioni, un sostegno intergenerazionale con il quale i donatori (soggetti sani dai 18 ai 65, anche 70 anni in stato di buona salute) regalano con un gesto di altruismo ad altri che ne hanno bisogno.
L’Italia raccoglie questo sangue, lo consegna ad aziende (certificate) che lo lavorano ed ottiene in cambio tutti i prodotti emoderivati che servono come farmaco per chi ne ha bisogno.
Percorso quindi assolutamente virtuoso ed esempio di collaborazione ed unità nazionale raro se non unico. Ad oggi in Italia, anche se le donazioni negli ultimi anni sono lievemente salite, non raggiungiamo ancora una raccolta sufficiente per coprire il fabbisogno nazionale e siamo quindi costretti a comprare da altre nazioni alcuni emoderivati.
Questa è una spesa che va a ricadere sul servizio sanitario nazionale, quindi in realtà chi dona non solo fa un gesto umano e sociale di tutto rispetto ma concretamente contribuisce a diminuire le liste di attesa per tutti gli esami ed accertamenti. Provare a vedere la donazione come un atto anche economico a favore del tuo Paese potrebbe essere quindi una spinta in più e resta (visto che il servizio militare non esiste più), come ogni altro servizio civile, un prezioso regalo che le persone in salute possono fare agli altri.
L’altro aspetto che va sempre ricordato è che proprio perché il sangue è un bene veramente prezioso tutti i percorsi che vanno dalla donazione all’utilizzo dell’emoderivato come prodotto farmaceutico sottostanno ad un rigidissimo protocollo volto ad eliminare ogni possibile pericolo per ogni anello della catena.
Nello specifico quindi il donatore è sottoposto sia in entrata (primo accesso) che ogni volta che subisce il prelievo a specifici ed approfonditi controlli ematici (e non solo). In un mondo in cui si va fortunatamente sempre più verso la prevenzione che alla terapia, avere gratuitamente un check completo sulla propria salute ogni 4 mesi è sicuramente un gran bel vantaggio.
Direi quindi che all’orgoglio personale di fare qualcosa per altri si possa anche aggiungere il vantaggio proprio di essere controllati periodicamente.
Non esistono in realtà controindicazioni a donare se non quelle che vengono prese per evitare che il prodotto non possa essere utilizzato: quindi patologie particolari, o avendo fatto un tatuaggio meno di 4 mesi prima, gravidanza etc etc
Donare non è pericoloso, viene fatto in ambiente protetto e sotto controllo medico.
In questa catena solidale ma altamente organizzata le Associazioni dei Volontari (Avis, Croce Rossa solo per fare due nomi ma ve ne sono altre) sono insieme ai Servizi Trasfusionali ospedalieri e non, i punti di raccolta.
Colloquio, visita ed accertamenti saranno i momenti iniziali attraverso i quali il medico concorderà con il donatore cosa donare e come donare (sangue, plasma e frequenza) o eventualmente verranno richiesti accertamenti in caso di dubbi clinici.
Poi inizierà una bella e piacevole esperienza.