Mi pare che fino a qualche tempo fa l’espressione “paese sicuro” non suscitasse delle particolari riflessioni in nessuno di noi. Era (ed è) un modo di dire come un altro e, al massimo, poteva succedere che qualcuno ti chiedesse “ma, secondo te, quello è un paese sicuro?”, magari prima di decidere dove andare in vacanza, per assicurarsi che valesse la pena di fare un certo viaggio o meno.
Adesso, invece, dopo la firma del protocollo d’intesa Italia-Albania del 2024, “paese sicuro” è diventata un’espressione che ricorre spesso sui quotidiani. Perché quel protocollo prevede che i migranti, entrati illegalmente nel nostro Paese, debbano essere espulsi e riportati nel paese d’origine, se questo è, appunto, un paese sicuro. Nel frattempo, vengono “ospitati” all’interno di centri appositamente costruiti sul territorio albanese, ma sotto la totale responsabilità italiana. Il provvedimento vale per migranti adulti, maschi e che siano stati soccorsi in acque internazionali da navi italiane. Una questione che sta suscitando parecchio scalpore. Non si capisce perché, di fatto, si debba privare della libertà dei disperati che, nella maggior parte dei casi, sono scappati dalla loro terra, per sottrarsi a guerre e violenze e sono in cerca di protezione internazionale.
La nozione di “paese sicuro”, per la verità, non è nuova. Nasce già negli anni ’80, nell’Europa del Nord, per limitare i flussi di stranieri con regole stringenti, che considerano paesi sicuri solo quei paesi dove gli individui non sono perseguitati. L’UE “stabilisce rigorosi standard per attribuire il carattere di sicurezza a uno Stato terzo. Occorre che sia garantita l’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico che assicuri l’effettività della tutela giurisdizionale. Viene, inoltre, richiesto il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali riconosciuti dai principali trattati internazionali in materia di diritti umani” (Paola Mariani, febbraio 2025)
La Turchia è un paese sicuro? a metà del decennio scorso, ha svolto un ruolo da paese sicuro, collaborando con la UE, durante la crisi migratoria siriana, come conseguenza della guerra civile. Un rapporto fatto di luci ed ombre, in cui han contato molto le considerevoli risorse messe a diposizione dall’Europa e l’aspettativa turca, mai soddisfatta, fortunatamente, di entrare nell’Unione Europea. Ma non è un paese che rispetti i nostri standard, come ha dimostrato in diverse circostanze. In questi giorni in Turchia sono stati arrestati contemporaneamente ben tre sindaci, per corruzione e legami col terrorismo (bum!). Il sindaco della città di Adana, Zeydan Karalar; il sindaco di Adiyaman, Abdurrahan e il sindaco di Antalya, Muhittin Bocek. Tutti e tre appartenenti al partito di centro-sinistra Chp (Partito popolare repubblicano) e in costante crescita nei sondaggi. Tutti e tre nel 2024 hanno ottenuto vittorie schiaccianti sul partito islamico, Akt (Partito della Giustizia e dello sviluppo), del presidente Racep Tayyip Erdogan, nelle elezioni amministrative (ANSA, 5.7.25).
È facile mettere in relazione questi arresti con quello del marzo scorso di un altro autorevole soggetto politico, Ekrem Imamoglu, il popolare sindaco di Istanbul, incarcerato e destituito dalla sua carica. Anch’egli del Chp, considerato tuttora il principale avversario politico di Erdogan, che ha anche superato nei sondaggi e che si trova ancora adesso in carcere, con l’accusa di corruzione e di legami con il terrorismo. Per concludere con le relazioni, non è difficile associare tutto questo con le elezioni politiche che si terranno nel 2028. Si sono presi per tempo, non c’è che dire!
Ora che si riparla d’Europa, d’un’Europa più unita e più forte, bisognerebbe incominciare a discutere di certe frequentazioni, come si fa in famiglia coi figli, consigliando loro con chi uscire e con chi no. Certo, di questi tempi, visto quel che passa il convento, si rischia di rimanere da soli, di non uscire più di sera. Ma non si può neanche continuare a far finta di nulla. Certe compagnie andrebbero tenute a debita distanza e ricordarsi di rientrare a casa sempre prima di mezzanotte (mi rendo conto che sono orari d’altri tempi).