Quella che ormai si può definire la “saga delle manutenzioni” è andata in scena qualche settimana fa a Palazzo Estense ricalcando più o meno il copione dell’anno precedente. Attori protagonisti il sindaco Davide Galimberti, l‘assessore ai lavori pubblici Andrea Civati, la titolare del Bilancio Cristina Buzzetti e il presidente della Commissione Bilancio e consigliere comunale del PD Matteo Capriolo. Sul tavolo dell’elegante sala dei matrimoni sono stati messi sette milioni di euro che serviranno – ha sottolineato il primo cittadino – a dare il via a un grande piano di manutenzione che si somma a quello realizzato lo scorso anno allorché furono quattro i milioni investiti per lenire, almeno in parte, lo sfacelo di buona parte delle strade cittadine. Tre milioni dei sette programmati ora saranno inghiottiti dagli asfalti, gli altri quattro prenderanno la strada delle scuole, degli spazi culturali, del decoro urbano, della segnaletica stradale. A quest’ultima voce in particolare sono già stati destinati 400 mila euro, a conferma del fatto che si tratta di un nervo scoperto della città giardino.
Da decenni infatti non riesce a darsi strisce pedonali in tempi rapidi e tracciate a regola d’arte. Eppure si tratta di un ingrediente fondamentale della sicurezza urbana ed extra urbana. Ben consapevole di questo fatto, Civati aveva annunciato nella puntata numero uno della “saga”, quella dello scorso anno, che l’affidamento della cura delle strade ad un unico soggetto aziendale “avrebbe reso più semplice” la gestione, la pianificazione e la rapidità degli interventi”. Un auspicio il suo che a tutt’oggi resta tale. Basta una rapida passeggiata in città per rendersene conto. Non solo, come abbiamo scritto in altra occasione ci sono arterie dove le strisce abbondano, ancorché sbiadite e poco visibili (via Staurenghi) e altre dove invece mancano.
Altro tasto dolente per un numero crescente di cittadini è il decoro urbano, ovvero quel complesso di interventi grandi e piccoli che concorrono a determinare la qualità di una città, a definirne gli spazi pubblici di condivisione garantendo innanzi tutto pulizia, rispetto delle regole, qualità degli arredi esterni. Dall’annunciato piano del sindaco dovrebbero arrivare 60 mila euro per fare finalmente fiorire il salotto buono, con il decisivo contributo di un gruppo di commercianti e dopo i tentativi andati a vuoto negli scorsi anni. Insomma una “città giardino” che, secondo noi, dovrebbe essere molto più concreta, assidua e creativa anche nella cura dei propri parchi pubblici, numerosi e bellissimi ma “lasciati andare” come si usa dire. Tuttavia a nove anni dal cambio di maggioranza a Palazzo Estense (16 giugno 2016) quello delle manutenzioni ordinarie resta per la Giunta Galimberti ancora un problema spinoso. E davvero stupisce una certa ostinata sordità in materia nonostante le frequentissime sollecitazioni dei media e dei cittadini.
Al di là di ritardi e incertezze la giunta Galimberti ha ben operato in molti i settori avviando un innegabile processo di rigenerazione di Varese: Caserma Garibaldi, il piano delle stazioni Fs, Largo Flaiano, la Scuola media Pellico, il Palaghiaccio, lo Studentato universitario a Biumo Inferiore, il risanamento dei collegamenti pedonali tra via Como e via Morosini, il multipiano Sempione e quello di Giubiano, la rinascita teatrale del Politeama. Senza naturalmente dimenticare l’offerta culturale e l’impegno dei servizi sociali sul territorio in collaborazione con le tante realtà del volontariato cattolico e laico. Insomma carne al fuoco ne è stata messa tanta, alcuni dicono troppa. Al traguardo delle prossime consultazioni elettorali mancano meno di due anni. Vedremo se e in quale misura l’esecutivo di Palazzo Estense saprà uscire dal tran tran della trascuratezza che da troppi anni affligge Varese.