Non ostica da scalare. Però difetta la voglia. È una salita politica che potremmo chiamare Mottarellum, traslando sulle rampe il simil-cognome del presidente della Repubblica. Da lui è venuto il monito a proposito della situazione carceri: “Una vera e propria emergenza sociale, sulla quale interrogarsi per porvi fine immediatamente”. Parole severe, frustata istituzionale, allarme rilanciato per la volta ennesima.
Sarà quella buona? Non sembrerebbe. L’attenzione è poca, la cautela molta. I notabili di partito stan sulle loro. Colpa principale di chi governa, colpe non secondarie di chi s’oppone. Un’efficiente riforma penitenziaria non è mai stata varata. Anzi, neppure messa in calendario, per davvero credendoci. Ora poi si va di male in peggio. Nonostante le galere ospitino il 16 per cento in più dei detenuti che possono accogliere, il timore di risanarle prevale su qualunque misericordiosa intenzione.
Misericordiosa, ecco. Forse è quest’aggettivazione a frenare un’iniziativa che, comandi la destra o la sinistra, dovrebbe marchiarsi come bipartisan. Perché all’insegna dell’umanità. Ma pare non sia popolare, l’umanità. Che non raccatti voti. Che addirittura risulti fuori moda. Tanto da indurre il governo ora al potere ad aumentare le pene e stabilire nuovi reati. Il contrario di quanto serve. Che cosa serve, nelle more di provvedimenti risolutivi del problema? Per esempio l’indulto, che non estingue gli effetti della condanna, ma la riduce. Niente da fare, soluzione troppo buonista.
E se le prigioni scoppiano? Scoppino pure. L’ex sindaco di Roma Alemanno, poi finito nel turbine giudiziario, ha denunziato: sopravviviamo in sette in una cella per quattro. A seguire, dettagli sulle immaginabili conseguenze igieniche, e non solo.
Un appello fra la miriade. Udito “con preoccupazione”, quindi lasciato precipitare nel vuoto. Al modo in cui cadono i poveretti che di anno in anno si tolgono la vita dietro le sbarre, pur di non pagare l’insostenibile prezzo che gliela dovrebbe far riconquistare. E così uno scandalo da Paese incivile va avanti, all’insegna del no pietà no perdono no clemenza. La clemenza, eh ciao: siamo mica nella terra di Bengodi. Qui alcuni amano dire: cacciate il reo dove merita, gettando le chiavi. Perciò ha voglia l’inquilino del Quirinale a spronare i politici, di qualunque schieramento siano, a metter fine alla vergogna. A parole gli dan ragione tutti, nei fatti nessuno. E proseguono a pedalare in piano, evitando la piccola arrampicata sul Mottarellum della compassione civica, della carità cristiana, dell’intelligenza di Stato. Giova difatti a nessuno l’invivibile gabbio, eppure nessuno dà segno di rendersene conto.
Ps
Ovvio che: 1) esistono eccezioni alla regola delle inabitabili gattabuie, ci sono anche reclusori-modello; 2) il cretino/folle di turno, in fuga grazie a un permesso di studio, non giustifica l’assunto lassista: siccome alcuni ne approfittano, puniamoli tutti.