
Alla ripresa, dopo il periodo delle ferie estive, vien da pensare che nel frattempo le cose siano cambiate in meglio, che i problemi che stavamo vivendo con tanta ansia si siano attenuati se non risolti. Non c’è un motivo razionale per coltivare speranze del genere, ma capita a molti di pensarla così. E immancabilmente si va incontro a disillusioni brucianti, perché si scopre presto che le cose non sono cambiate affatto e, se possibile, sono addirittura peggiorate. Le guerre scellerate continuano ad imperversare come e più di prima, solo che adesso c’è la preoccupazione delle provocazioni russe che stanno diventando quasi quotidiane. Prima delle ferie erano fenomeni sporadici, adesso son diventati frequenti e di diversa natura. Si va dalle interferenze informatiche che destabilizzano funzioni essenziali come aeroporti, acquedotti, banche, eccetera. A delle vere e proprie invasioni territoriali con droni che, apparentemente, finiscono fuori controllo ed entrano in territorio europeo, in Germania, in Polonia, Bielorussia, e ancora. Non fanno danni materiali, almeno per ora, ma creano apprensione nella popolazione, dove accadono e nel resto d’Europa.
Anche le mattate di quel genio incompreso di Trump non sono cambiate. Continua a destabilizzare dentro e fuori gli Stati Uniti. Noi stiamo pagando (e pagheremo per anni) carissime le sue intemperanze. Ma purtroppo, son follie che provocano anche la morte di migliaia d’innocenti. Come qualsiasi buon populista, il buon Donald si è fatto eleggere (per ben due volte) convincendo il corpo elettorale del suo paese promettendo che avrebbe risolto le cose con estrema facilità. Le guerre? “Le chiudo in una settimana”, aveva detto. Le tasse? “La risolvo in quattro e quattr’otto”. La soluzione avrebbe dovuto essere l’imposizione dei dazi coi quali voleva risolvere ben due problemi. Difendere la produzione industriale nazionale e, soprattutto, ridurre le imposte sul reddito pagate dai cittadini statunitensi. Nella sua ipotesi per “l’amministrazione statunitense, i dazi sarebbero diventati una fonte ordinaria di finanziamento dello Stato federale, sostituendo almeno in parte le imposte sui redditi” (De Benedectis 2016).
Come sia andata a finire è già chiaro. I dazi hanno prodotto un’entrata fiscalmente troppo piccola rispetto alle dimensioni del bilancio federale. Non rappresentano quindi un sostituto credibile delle principali fonti di entrata dello Stato. I 172 miliardi di dollari di entrate non sono una cifra trascurabile. “Tra l’aprile 2025 e il giugno 2026, […], la spesa federale complessiva è stata pari a 8.960 miliardi di dollari. Le maggiori entrate derivanti dalle tariffe ne hanno finanziato circa l’1,9%. Espresso in termini temporali, il gettito aggiuntivo è stato sufficiente a coprire approssimativamente nove giorni di spesa federale” (Ibid.).
Probabilmente, uno scenario del genere non era difficile da prevedere, anche senza essere degli economisti di vaglia. Si sarebbe potuto prevedere che la promessa fatta agli americani non era credibile, non era realizzabile, non aveva le gambe. Faceva parte di quel qualunquismo sgangherato dell’universo populista. E quindi, forse, questa storia dei dazi può essere derubricata all’improvvisazione di un mondo infantile, ma capace – va riconosciuto – di affascinare per la sua semplicità una larga parte della popolazione.
Mentre non sono affatto delle bambinate le provocazioni russe. Sono una strategia sottile che parte dalla convinzione che la guerra in Ucraina non può essere vinta finché Zelensky riuscirà ad ottenere il sostegno dell’Europa. Putin è riuscito a fare in modo che gli USA si defilassero dal fronte ucraino e forse non è stato neanche troppo difficile ottenerlo. Il secondo tempo di questa operazione di ingegneria politica (a delinquere) è fare in modo che l’UE faccia la stessa cosa. E questo può accedere solo se l’Europa si divide. E qui, più che alle interferenze territoriali coi droni, bisogna guardare a Ceuta. A quel che è successo in pochi giorni in quell’enclave spagnola d’Africa settentrionale, dove migliaia di persone sono state sospinte a trasferirsi improvvisamente in un altro paese.
È quasi certo, ormai, che a provocare questo fenomeno improvviso siano state delle interferenze di intelligence straniere che hanno viaggiato semplicemente sul web, senza fare altro, con poca spesa e andando a cogliere i punti sensibili del territorio europeo. Per una serie di ragioni, l’Europa si è subito divisa abbandonando la Spagna al suo destino, infischiandosene dei migranti e, soprattutto, facendo spallucce della solidarietà europea. Senza rendersi conto che questa è la vera straordinaria risorsa intangibile che possiede, capace di rispondere alle provocazioni per continuare a garantire libertà e democrazia. È proprio questo che altri, USA e Russia, vorrebbero distruggere, per un tornaconto personale inconfessabile.