Ti mangio il cranio

FONTANA DI TRENI

FLAVIO VANETTI - 11/09/2026

Durante le vacanze a Creta, visitando il sito archeologico del Palazzo di Cnosso, ho incontrato e conosciuto il Minotauro. Ha poi voluto seguirmi in Italia in quanto incuriosito dal titolo della rubrica e dalla possibilità di saziarsi con qualche cranio di soggetti meritevoli di infauciata. Detto e fatto. Sbarco, apro il Corriere della Sera e nelle pagine del dorso Milano-Lombardia vedo che uno dei titoli di testata riguarda il fatto che dall’1 settembre è scattato, inesorabile come la morte, l’ennesimo aumento delle tariffe di Trenord. Si parla, per qualche tratta, addirittura del 7% in più, detto che la media è di poco inferiore al 4%. Poca roba, si dirà: su una tratta da 8 euro – quello che pagavo io, per dire, per un Venegono Superiore-Milano e ritorno – l’incremento è suppergiù di 30 centesimi. Però la mosca al naso ti salta comunque e i santissimi ti girano a elica, prima di tutto perché si reitera la solita manfrina secondo cui le vacanze sono puntualmente seguite da un sacco di ritocchi (aspetto, by the way, un’altra aggiustatina alle tariffe autostradali, dove, per inciso, incappi pure in quei furti conclamati legati ai prezzi assurdi delle consumazioni negli Autogrill). Tornando a Trenord, leggo che gli aumenti erano già stati deliberati a giugno e che la giunta regionale – ma che cara, che attenzione commovente… – ha deciso di prorogare l’introduzione di un paio di mesi.

Per la cronaca, c’era anche la motivazione che giustifica i ritocchi: parametri Istat, inflazione, parapìm-parapùm-parapàm… In coda alla lista, l’ultima spiegazione: paghiamo/pagheremo anche il miglioramento della qualità del servizio e della puntualità. Miglioramento? Ma stiamo scherzando?

Io vorrei proprio vedere i dati – e i criteri di acquisizione – con i quali si arriva a sostenere questo. Io di miglioramenti ne vedo pochissimi, a stare di manica larga. Magari la puntualità cresce d’estate – quando però diminuiscono i convogli – , ma dall’autunno in avanti si ritorna al solito tran tran. Parlo prima di tutto della linea che uso al 99%, la Milano-Laveno Mombello (ora limitata a Cocquio Trevisago per un raddoppio del tracciato da Laveno a Cittiglio la cui utilità continua a sfuggirmi, essendo viceversa più risolutiva, per cambiare passo, una svolta quale quella del tram-treno proposta qualche anno fa da Giovanni Arioli): piazzatevi, per dire, alla stazione di Tradate e aspettate un diretto. Se va bene, il ritardo non è inferiore mai ai 7-8 minuti, ma in realtà è spesso in doppia cifra, con punte perfino di 20-25. Senza contare le cancellazioni, che inevitabilmente scattano oltre un certo limite.

Infine, anche se vorrei dire qualcosa su come sono tenute le stazioni – lo so che sono in capo a Ferrovie Nord e non a Trenord, quindi a un’altra gestione; ma in ogni caso qua non mi fregate: un mio pro-zio era capostazione a Dormelletto sulla linea del Sempione e ogni anno era sul podio del concorso sull’ordine e il decoro indetto da FS – chiudo ricordando che il servizio offre pure convogli spesso indecenti in termini di pulizia e di controllo di quanto accade a bordo (se avete dei dubbi, prendetene uno della sera e poi mi saprete dire). Quindi, riassumendo: gli aumenti saranno anche inevitabili, non discuto. Ma per favore, signori della Regione – a cominciare dal presidente Fontana, il cui cranio affido al Minotauro – risparmiateci la corbellatura di giustificarli con la puntualità e la maggiore qualità del servizio.