Venticinque anni fa il mondo ha visto in diretta tv le Twin Towers al World Trade Center di New York colpite, una dopo l’altra, da due aerei di linea. Ha visto soccorritori trarre in salvo uomini e donne ai piani bassi dei grattacieli per poi sparire inghiottiti dal fumo. Ha visto persone gettarsi nel vuoto pur di non morire nelle fiamme. Ha visto le torri sbriciolarsi, seppellendo in pochi istanti sotto le macerie le vite di 2.606 persone, tra cui 343 vigili del fuoco, 23 agenti di polizia, 147 tra passeggeri ed equipaggio dei due aerei (esclusi gli attentatori). Ha visto migliaia di newyorkesi cercare di allontanarsi con abiti e viso coperti dalla polvere di una nube densa e bianca sollevata per chilometri dai crolli. Ha visto notiziari raccontare di altri aerei, uno portato a schiantarsi in Virginia sul Pentagono (184 vittime, 59 a bordo) e un secondo, il volo United Airlines 93, destinato a colpire Washington ma precipitato nella campagna della Pennsylvania per la rivolta di passeggeri ed equipaggio: 40 persone sacrificatesi per salvarne altre. Era la mattina dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti.
Bruce Springsteen – Into The Fire – Tutto in The Rising, uscito nel 2002, è un riflesso dell’11 settembre. Nelle canzoni ci sono il vuoto lasciato da una persona scomparsa, la città in rovina, l’attentatore suicida, la resilienza di fronte alla tragedia. Due brani sono dedicati ai soccorritori delle Twin Towers: quello che dà il titolo all’album (un vigile del fuoco che in prima persona ci fa vivere la sua disperata risalita sulle scale di una delle torri) e Into The Fire, lo stesso dramma personale ma nel racconto di una persona cara. “Il cielo cadeva, striato di sangue. Ho sentito che mi chiamavi ma sei scomparso nella polvere. Su per le scale, dentro il fuoco… Ho bisogno del tuo bacio, ma l’amore e il dovere ti hanno chiamato più in alto, là su per le scale dentro il fuoco … Era buio, troppo buio per vedere. Tu mi tenevi stretta nella tua luce poggiavi la mano su di me, poi sei entrato nel buio della tua tomba di fumo su per le scale, dentro il fuoco su per le scale, dentro il fuoco”. Il ritornello è una preghiera, un gospel che si ripete più volte nel finale: “Possa la tua forza darci forza, la tua fede darci fede, la tua speranza darci speranza, il tuo amore darci amore”.
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John Hiatt – When New York Had Her Heart Broke – Non un racconto, non una storia immaginata: Hiatt trasmette la propria esperienza personale, l’incredulità e lo sgomento di chi ha visto da vicino, per strada a New York. Poche parole dopo una lunga (oltre due minuti) e cupa introduzione musicale. “In quel giorno di fuoco in cui le Torri sono crollate New York ha avuto il suo cuore spezzato. Molti eroi sono morti cercando di salvare qualcuno là dentro quando New York ha avuto il suo cuore spezzato. Ero lì quel giorno e non so cosa dire se non che New York ha avuto il suo cuore spezzato. Eravamo storditi lì per strada tra sangue, fumo e caldo quando New York ha avuto il suo cuore spezzato. E quel giorno il mondo cambiò per sempre, dicono alcuni, quando New York ha avuto il suo cuore spezzato. Nemmeno in un milione di anni avrebbe potuto piangere più lacrime. New York ha avuto il suo cuore spezzato, ma si rialzerà di nuovo”.
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Neil Young – Let’s Roll – Quello del volo United Airlines 93 da Newark a San Francisco è un capitolo a parte dell’11 settembre. A bordo si era saputo di schianti sulle Torri Gemelle. L’aereo era partito in ritardo: verrà dirottato poco prima delle 9.30. Circa 25 minuti dopo, il passeggero Todd Breamer parla con un’operatrice della GTE usando un Airfone, uno dei telefoni posti sul retro del sedili che consentivano chiamate a pagamento in volo (sono dismessi da 20 anni). Vuole chiamare casa ma ha problemi con la carta di credito. All’operatrice lascia un messaggio per la moglie Lisa e spiega che lui, altri passeggeri e l’equipaggio hanno deciso di ribellarsi ai dirottatori. Le ultime parole registrate sono: “Are you guys ready? Ok, let’s roll”. Poche settimane dopo Neil Young usa il suo Let’s roll (si può tradurre con “andiamo”, oppure, “diamoci da fare” e in altri vari modi secondo i casi) come titolo di una canzone dedicata a quell’atto di coraggio collettivo, immaginando le parole che Breamer avrebbe detto alla moglie se il suo telefono avesse squillato, come accade invece nella canzone: “So che ti ho detto che ti amo, so che tu sai che è vero. Devo mettere giù il telefono e fare quello che dobbiamo fare. Uno è nel corridoio, due sono alla porta. Dobbiamo entrare là dentro prima che ne uccidano di più. Il tempo stringe. Andiamo”.
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Cranberries – New New York – È una “nuova” New York, con lo skyline sventrato nell’assenza delle Torri Gemelle, quella raccontata dalla band irlandese. C’è un misto di dolore, smarrimento e speranza nelle parole Dolores O’Riordan (voce dei Cranberries, scomparsa nel 2018) scritte dopo la sua visita a Ground Zero nel maggio 2002. “Lo skyline di una nuova New York… Non crollare, non disperare, le ferite possono guarire in tempo, oggi è una nuova New York. Guardo da un lato all’altro le strade della città, il mio cuore è intorpidito ma batte ancora… Trenta di maggio, Ground Zero, oggi”. Ma accanto alla fiducia e al coraggio di ricominciare non può non esserci lo sconforto nel ricordo delle vittime e dei soccorritori morti nel tentativo di salvare altre vite. “Mi inginocchio e prego per gli eroi di oggi. Non riesco a trovare alcun conforto per le persone care rimaste. Non ci faranno a pezzi, assolutamente no. Un nuovo giorno, un nuovo giorno”.
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Dream Theater – Sacrificed Sons – Arriva nel 2005, con l’album Octavarium, questo lungo brano dei Dream Theater (oltre 10 minuti tra parte melodica cantata e passaggi hard rock), una riflessione sull’11 settembre che si apre con un minuto di frammenti audio dei notiziari di quel giorno. La band metal s’interroga sulle ragioni profonde di quanto accaduto e in particolare sull’ideologia e sul fanatismo religioso. “Non ci sono stati indizi, è stata una completa sorpresa. Chi sarà a tornare a casa questa notte? Le teste sono rivolte al cielo, le torri crollano e gli eroi muoiono. Chi potrebbe augurare tutto questo alla nostra gente e proclamare che la Sua volontà sarà fatta? Le scritture a cui danno retta li hanno tratti in inganno. Tutti lodano i propri figli sacrificati”. E ancora: “Non riesco a mettere in relazione le parole che predicano, se il vero amore di Dio è fatto di atti di odio. Dio è lassù, l’errore è stato nostro. La razza umana si estinguerà? Non c’è tempo da perdere. Per l’amor di Dio, chi servirà la verità?
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Qualche motivo in più – Altri brani sull’11 settembre: Bright Sunny Morning (Bert Jansch), Hole In The World (Eagles), Illume (Fleetwood Mac), I Can’t See New York (Tori Amos), Little Did She Know She’d Kissed a Hero (Kristy Jackson)