Opinioni

LA NOSTRA SANTIAGO

GIUSEPPE LEONI - 11/09/2026

Umberto Bossi a Pontida 1990 con Giuseppe Leoni e Francesco Speroni

Agosto 1989, tempo di vacanze. Giovanni Paolo II partecipa alle giornate della gioventù a Santiago di Compostela, luogo raggiunto dall’apostolo San Giacomo il maggiore per predicare il Vangelo. I servizi televisivi mandano delle immagini molto suggestive, un esercito di ragazzi che arrivano da tutto il mondo per incontrare il Santo Padre. La cosa che colpì molto Umberto furono i mezzi di trasporto che i ragazzi avevano usato per arrivare all’incontro, chi a piedi, il classico pellegrinaggio dell’andare a Santiago, altri in bicicletta, in moto e auto.

Quello che sorprese di più Bossi furono quei giovani che avevano deciso di arrivarci a cavallo, un mezzo di trasporto che gli ricordava la sua infanzia contadina. Di questo evento mi parlò durante il viaggio di ritorno a Roma alla fine del periodo feriale con la riapertura del Parlamento della Decima legislatura, dove nel 1987 lui era stato eletto al Senato e io alla Camera. Erano molti i discorsi fantasiosi che a turno ci sottoponevamo, con l’intento di creare immagini particolari per dare forza al movimento del quale, senza le proiezioni degli istituti di statistica, a naso percepivamo un crescere giorno dopo giorno.

Umberto esortò: andiamo a Pontida, faremo lì la nostra Santiago e così, detto e fatto, 16 settembre 1989 inauguriamo la prima spedizione a Pontida; eravamo in 12 (come gli apostoli). Nessun maggiorente di questi tempi ne faceva parte, frequentavano forse la scuola dell’infanzia. Da allora Pontida fu un crescendo continuo. Il 1990 gli storici lo contemplano come primo incontro pubblico a Pontida.

Al secondo anno l’organizzazione pensò di adottare un palco, che non servì solo a rendere ben visibile Bossi ma sul quale tutti volevano mettere piede. Io personalmente non sono mai salito, Umberto era come il sole: se gli stavi troppo vicino ti bruciavi. Infatti in troppi si sono inceneriti con l’osare di poterlo prima imitare senza mai riuscirci finendo poi in disgrazia. Non ho tenuto un elenco delle Pontida, è il compito degli storici; ho memorie visive uniche perché per due volte ho sorvolato la riunione di Pontida con il mio aeroplano, partendo dal vicino aeroporto di ValBrembo, una volta lanciando volantini con la scritta “per una Padania libera” e la seconda volta con la scritta sotto le ali “Prima il Nord”.

Quando si decise di acquistare il pratone, io personalmente ne comprai 5 metri che non ho mai rivendicato. Pontida impraticabile tanto che siamo finiti in un capannone a Curno. Pontida delle dichiarazioni, 1994 annunciando l’ingresso al governo, Pontida delle 30.000 presenze e più, con la notizia della nascita del quotidiano “La Padania” in edicola dall’8 gennaio 1997, Pontida della malattia di Umberto, Pontida di preghiera e di speranza. Domenica 14 marzo 2004 io con il gruppo dei cattolici organizzai un incontro di preghiera nell’abbazia. Il maestro Ciato, nostro mitico militante, aveva musicato una preghiera “Oh Dio, pensaci tu”, 400 e più i militanti presenti tra dentro e fuori la chiesa, sul finire della celebrazione arrivò anche il presidente del Consiglio di allora, Silvio Berlusconi.

Quando Umberto si riprese dopo molti mesi un giorno lo andai a trovare, gli raccontai delle preghiere in suo onore e del canto preparato dall’amico Ciato. Fu l’unica volta che il volto di Umberto, che ho avuto occasione di vedere sicuramente più di tutti, si rigò con delle lacrime, mi disse come un fanciullo: raccontami la storia. Gli dissi anche che rifiutai di uscire dalla chiesa dopo la cerimonia con Berlusconi, il quale mi aveva accompagnato prendendomi sotto braccio; non volevo far intendere a lui e alla militanza che ero pronto a passare il testimone.

Con un Umberto sofferente, il 10 Aprile 2012, fu organizzata la famosa “notte delle scope”, ero presente. Umberto destituito, la militanza pilotata da una lunga mano romana che aveva per anni sopportato il progetto federalista ma ora era maturato il tempo per fermarlo, la posta in palio era alta e fu facile trovare gli esecutori che chiesero alla militanza: preferite Barabba o Umberto? Barabba e così fu. In quella data finisce la gloriosa Pontida, io vi sono tornato solo per le esequie di Umberto. È stato come entrare in una sala cinematografica, ho rivissuto a fianco del feretro tutte le lotte che insieme avevamo combattuto e fatto, chi ci stava attorno non poteva nè capire nè sapere nè leggere i nostri pensieri. All’annuncio da parte del celebrante “Scambiatevi un segno di pace”, ho stretto la mano ai miei vicini, il ministro Salvini e il ministro Valditara. Quanto vale scambiarsi un segno di pace senza poi renderlo attivo? Erano trascorsi solo 15 giorni da quando ero stato da Umberto e mi aveva indicato in modo perentorio ‘attivati per rimettere insieme tutte le fazioni superando i disaccordi, le invidie, i rancori personali, solo così il nostro movimento tornerà grande. Mi rammarico di non essere riuscito a fare tanto. Ci siamo salutati con un ‘mi raccomando, non perdere tempo’, ci eravamo dati appuntamento per il 19, dovevamo vedere la Milano-Sanremo insieme, invece fu il giorno del suo ultimo viaggio. Infatti il 19 Umberto chiudeva gli occhi per sempre. Non potevo far altro che iniziare a cercare la strada per una riappacificazione tra gli animi proponendo un progetto di pace. Da dove partire? Da Pontida, sì proprio da lì dove questa città era stata testimone di tutta la nostra storia riservando con una grande folla l’ultimo saluto a Umberto. La combinazione astrale.

Il 19 settembre è la ricorrenza della nascita di Umberto, il 19 settembre ricorrono i sei mesi della sua dipartita, da questi numeri mi è giunto il suggerimento del 19 settembre tutti a Pontida, vigilia del raduno istituzionale. Non sarà di certo una Pontida chiassosa, gastronomica, ma di riflessione, di preghiera (ore 17 Santa Messa, chiederemo aiuto per la pace con un Veni creator), dobbiamo raccogliere la fermezza delle convinzioni politiche, la coerenza e la fedeltà alle scelte ideologiche che anni fa erano state fatte e maturate poi non sempre in modo lineare, osteggiate da problemi di uomini non sempre etici e virtuosi; il progetto della pace è un progetto nobile, chi non lo condivide ha qualche cosa da nascondere, ecco perché ci dobbiamo credere. Dopo la Messa metteremo a dimora una pianta di ulivo, i partecipanti portino una manciata di terreno del proprio villaggio da mettere attorno alle radici dell’ulivo in segno di pace e fratellanza tra i popoli. Guardando più lontano dalla nostra Lega anche il mondo ha bisogno di pace e quanto stiamo facendo qui a Pontida sia un segnale per il Paese e per il mondo.