Attualità

QUANDO UN LEONE SOGNA

LUISA NEGRI - 11/09/2026

Bastava sentire solo poche frasi di quel cordiale colloquio, improntato a fraternità e dialogo, per riconoscervi -o annusarvi, con ragionevole malizia- il timbro di un discorso da leader. Nessuno sceneggiatore di gran talento potrebbe mai scrivere, meglio di così, un discorso da pretendente, suo malgrado, al trono più ambito del nostro pianeta.

Lui dice invece che non farà neppure più regia, meglio qualche film in veste di attore così si sta vicino alla famiglia e ai figli, perché i tempi di lavoro per mettere insieme un film sono più rapidi. E la famiglia conta, sopra ogni cosa.

Ma quel discorso venuto a braccio, oppure da qualche battuta macinata e subito memorizzata notte tempo – magari quando la verità sovrasta i sogni belli e brutti di un altro giorno che chiude le imposte sulla vita- quel discorso ha fatto proprio sognare il mondo, il nostro afflitto e devastato pianeta. E sentire vicino, ciascun uomo di buona volontà, ai fratelli.

Abbiamo conosciuto, in quelle parole pronunciate da George Clooney al Festival internazionale del cinema di Venezia, il Regista supremo di un lungometraggio: dove i bambini comunicano coi bambini senza bisogno di interpreti e i grandi non sfoderano le loro sciocche pretese. Mentre i diversamente intelligenti, i “cachiarchi”, cioè i cattivi che vogliono comandare il mondo, sono rimandati a ottobre. E poi bocciati.

Perché la giustizia, sì, alla fine trionfa. Senza appello.

Un discorso che fa pensare con nostalgia e ci riporta ad altri di anni lontani. Anni difficili -come ha ricordato lui stesso – e discorsi pronunciati da uomini, lo rammentiamo bene noi, figli del boom, che si chiamavano John Kennedy, Gandhi, Martin Luther King, Giovanni XXIII.

I giovani degli anni Sessanta avrebbero visto felicemente cadere incomprensibili muri divisori, tra est e ovest di una città- ricordate? “Ich bin ein Berliner…” e osservare per la prima volta l’uomo camminare sulla Luna. Quella Luna additata anni addietro da un vecchio Papa che parlava, coi suoi discorsi e gesti ai bambini e ai carcerati, un linguaggio mai usato da un pontefice.

Ci mancavano le parole alte di quegli anni altrettanto difficili, quando le devastanti guerre alle spalle s’erano fatte ‘fredde’ più delle stelle. Ora che altre, caldissime guerre invadono ogni dove, abbiamo tutti bisogno di ripensare a quegli uomini -come ha invitato a fare il neo Premio alla Carriera e Leone d’oro- e continuare a vagheggiare nuove frontiere. E grandi -semplici- sogni di buona vita.

Si, abbiamo ancora bisogno di tutto questo.

Good night and good luck, mister Clooney.