Società

TEMPO DI BANCHI VUOTI

GIANFRANCO FABI - 11/09/2026

Riaprono le scuole, ma non sono più quelle di una volta. Il calo delle nascite, compensato solo in parte dall’immigrazione, si fa infatti sentire con meno studenti iscritti e quindi meno classi. In Provincia di Varese per la prima volta gli iscritti sono scesi sotto quota 100mila, perdendo in quattro anni 4.822 studenti che sono infatti passati da 103.923 a 99.101.

Nella scuola dell’infanzia vi sono sette classi in meno dell’anno 22/23 e ancora maggiore è la flessione delle scuole primarie con la perdita di 57 classi.

Quando si parla di tendenze demografiche si è portati a guardare a medio-lungo termine. Si parla spesso di proiezioni a dieci o vent’anni, si guarda avanti, addirittura alla fine secolo, per disegnare scenari drammatici. Si stima per esempio che nel 2050 l’Italia avrà poco più di 55 milioni di abitanti, quattro milioni in meno di oggi.

Queste previsioni sono importanti, ma spesso provocano un semplice effetto curiosità, magari pensando che tra venticinque anni ognuno di noi avrà, se li avrà, altri problemi rispetto alla dimensione sociale della bassa natalità.

Invece il calo demografico ha effetti già qui ed ora, si fa sentire tra i banchi di scuola, che non sono più tanti come una volta, così come si fa sentire sui conti della previdenza, con i pensionati che fortunatamente vivono più a lungo e giustamente vogliano mantenere una sostanziale qualità della vita.

L’Inps versa una pensione a 16,4 milioni di persone. Alcuni ne prendono anche due o tre dato che sono 21 milioni le pensioni erogate ogni mese con spesa lorda pari a 371 miliardi di euro.

Ci si può chiedere se il sistema continuerà ad essere sostenibile di fronte alle attuali tendenze demografiche. Come ha tuttavia sottolineato il presidente Gabriele Fava presentando in luglio il rapporto sul 2025 “la sostenibilità non è soltanto un equilibrio contabile. È una responsabilità tra generazioni. Significa garantire che chi oggi è in pensione riceva ciò che gli spetta, ma anche che chi oggi lavora non erediti un sistema insostenibile.”

Il fatto è che la flessibilità di sistema è garantita dalle riforme (da quella Dini del ’95 a quella Fornero del 2011) che hanno introdotto il metodo di calcolo contributivo e innalzato l’età pensionabile collegandola anche alla speranza di vita. Ma questo comporta che chi andrà in pensione nei prossimi anni avrà una quota solo tra il 50 e il 60% dell’ultimo reddito mentre con il sistema che si sta abbandonando si arrivava all’80%.

E qui entra in gioco la responsabilità. Bisogna pensare in tempo, magari già sui banchi scuola, ad affiancare alla previdenza pubblica anche una previdenza complementare e un risparmio personale. In Germania ad ogni bambino che nasce si consegna una piccola somma in un libretto previdenziale. È un’ipotesi che potrebbe essere adottata anche in Italia in un’ottica di educazione finanziaria e di responsabilità individuale e collettiva.