Attualità

ALLARME INFERMIERI

SANDRO FRIGERIO - 12/06/2026

I nodi vengono al pettine. Sono passati pochi giorni da che la Camera di Commercio di Varese ha annunciato i nuovi sviluppi del programma Vieni a Vivere a Varese, razionalizzando le intese con le agenzie interinali per facilitare la ricerca del posto di lavoro (il problema sembra più trovare i lavoratori che il posto), ed ecco che si manifesta in tutta la sua gravità il problema numero uno: quello della Sanità in Lombardia, ancora maggiore nelle province di Como e Varese, a causa della vicinanza con la Svizzera. Ricordiamo che il programma della “3V” (Vieni a Vivere a Varese) in ogni caso non contempla interventi a favore dei lavoratori della Pubblica Amministrazione e pertanto nemmeno della sanità pubblica, ma solo di quella privata, poiché riguarda solo le aziende iscritte al Registro delle Imprese. Vero è, ricordava nelle scorse settimane il presidente della Regione, il varesino Attilio Fontana, “che i trattamenti nel pubblico sono in genere superiori a quelli del privato”, ma il problema resta.

Anche se sempre lo stesso Fontana afferma che “le code si vanno riducendo” (ma già entrare in coda è un successo, perché queste sono “contingentate”) a richiamare bruscamente la realtà è proprio quello che è considerato l’assessore regionale più “tecnico” di tutti, ovvero Guido Bertolaso che ha fotografato senza troppi “sconti” la situazione.

A mancare non sono tanto i medici (a parte la carenza cronica di medici di base), ma sono gli infermieri. L’Italia ha uno dei numeri più alti di medici per 100 mila abitati in Europa: 540, contro i 400-450 di Francia, Germania, Svizzera, ma anche uno dei più bassi di infermieri: solo 690 contro i 1000-1500 di altri paesi, comprendendo anche la struttura assistenziali e non solo quelle ospedaliere. La conseguenza è che, dice Bertolaso, “mancano in Lombardia, tra i 2500 e i 3000 infermieri”, così come si ritiene che ne manchino almeno 38 mila a livello nazionale. Stime prudenti, perché altre arrivano a 60 mila.

Né il quadro sembra poter migliorare, complice anche allentamento del numero chiuso alle iscrizioni a medicina. La ragione? La professione attrae sempre meno. Secondo un sondaggio di Nurse 24.it, più  di due terzi degli infermieri si sente ‘poco valorizzato’, più di uno su due lamenta il lo ‘scarso riconoscimento professionale’, e l’86% punta l’indice sulla retribuzione. “Negli ultimi 15 anni nessun governo si è occupato degli stipendi degli infermieri. Durante il Covid tutti dicevano che gli infermieri erano degli eroi – dice Bertolaso – ma nessuno ha pensato a raddoppiare gli stipendi”. Il problema, ça va sans dire, è ancor più grave in due località in Italia: Como e Varese. Perché, ha ammesso l’assessore riconoscendo l’evidenza, “moltissimi infermieri vivono in Italia ma lavorano in Svizzera dove guadagnano due-tre volte di più”. Non sono novità. Già nel 2023 Il sindacato Nursing Up lamentava centinaia di cancellazioni in Lombardia e le organizzazioni infermieristiche parlavano di una ventina di infermieri “migranti (frontalieri) al mese. Così succede anche nel locale ospedale che le assegnazioni dei turni debbano variare la mattina secondo esigenze e disponibilità. Allarme rosso.
E se la Svizzera incide particolarmente nella zona di confine, anche altri paesi – come Germania, Irlanda, Canada – non stanno fermi, armati di stipendi allettanti, corsi di lingue e altro, per chi vuole trasferirsi. Anche perché – va detto – il problema non è solo italiano.

Che cosa si può fare? Il ministro della Salute, Orazio Schillaci punta sull’importazione di 10 mila infermieri, concordata con l’india fin dal 2024, Bertolaso punta sul mercato del lavoro est-europeo, con un primo blocco di assunzioni, almeno 200, dall’Uzbekistan, dietro formazione linguistica e clinica, dopo che già in questi anni qualche supporto – complice anche il ruolo localmente di un altro “Guido”, cioè Bonoldi, medico, consigliere comunale delegato per i problemi varesini della sanità – è giunto dall’America Latina.
Sul piano strutturale, la Regione valuta misure come l’inquadramento lavorativo degli infermieri già in fase formativa (ma come evitare di fare in questo modo solo un favore alla sanità Svizzera?). Il punto è come migliorare “regole di ingaggio” e dinamicità della carriera. I 1700-1900 euro mensili, con scarsa prospettiva di crescita, impallidiscono di fonte ai 5 – 7 mila in Canton Ticino. Un “game changer”, una mossa in grado di cambiare le prospettive, potrebbe essere il contributo, previsto fin dalla finanziaria del 2024 ma mai entrato in vigore, chiesto ai “vecchi frontalieri”, cioè quelli assunti prima del 17 luglio 2023. Lavoratori che non pagano tasse in Italia e nemmeno la salatissima “cassa malati” svizzera (400-450 euro mensili per ogni componente del gruppo familiare, indipendentemente dal reddito).

L’orientamento – confermato dal governatore lombardo, il varesino Attilio Fontana – è di rendere operativo, pur in forma ridotta, un centinaio di euro al mese, questo versamento (“che non piace ai sindacati”, ammette Fontana) per un bonus che, concentrato per gli infermieri delle province di Confine (Varese, Como, Sondrio) potrebbe valere 450-500 euro di “premialità” aggiuntiva al mese. Il punto è che siamo ancora al “dovrebbe”, che mancano i dati sulle singole posizioni, mancano i meccanismi di assegnazione e anche la identificazione della platea (il bonus sarebbe identico per un infermiere di Cantello e uno di Castellanza?). Fatto è, e occorre convincersene, che per mantenere una sanità pubblica degna di questo nome, è necessario metter mani al portafogli, con misure di spesa “più europee”. Altrimenti smettiamola di far finta di meravigliarci.