Avevo pensato di proporre a Lucifero di occuparsi di nuovo della “cabeza” di Davide Galimberti, per la questione del minigolf da anni lasciato andare alla malora. Ma nei giorni scorsi ho letto l’annuncio – ammesso che poi i fatti seguano le parole – che questa struttura cara a tanti varesini (alzi la mano chi non è mai andato lì a fare una partita con gli amici) riaprirà, tra l’altro con una formula a sfondo sociale che la rende ancora più interessante. Mancando il Galimba, allora, ho deciso di sostituirlo con la vice-Galimba. Che s’avanzi perciò Ivana Perusin, vicesindaca. Tra le sue deleghe ha pure quella relativa al commercio.
Perché voglio consegnarla alle fauci di Lucifero? Perché nei giorni scorsi sono capitato nella Galleria Manzoni, dopo un po’ che non ci passavo. Sono uscito depresso dopo aver constatato che tanti negozi sono vuoti e bui. Siamo nel cuore della città, sono sufficientemente vecchio da aver visto la Galleria sorgere e fiorire nel corso degli anni: lì da ragazzotto andavo anche alla mitica British School… E quando ti imbatti in quel deserto non puoi non considerare anche la realtà, perfino peggiore, che trovi a “Le Corti”: praticamente gli spazi disponibili sono occupati solo in ragione della metà. È sparita da tempo pure la Coop, tra le recenti defezioni segnalo la macelleria equina dove a volte facevo acquisti. Il resto del centro città non è messo meglio: esercizi storici hanno mollato il colpo – l’ultimo in ordine di tempo la Gastronomia del Corso – e in loro surroga, ma solo quando va bene, compaiono i soliti gruppi generalisti. Meglio di niente, d’accordo, ma intanto l’anima storica della città va a pallino. Già, ma direte che c’è la rivalità ormai vincente dei grandi centri commerciali. Vero, tuttavia il fenomeno dello spopolamento dei negozi e delle piccole attività non caratterizza tante altre città: se avete dei dubbi, fate un giro in Emilia Romagna, tanto per citare la prima Regione che mi viene in mente.
Ebbene, Ivana Perusin contesta che ci sia un pericoloso appiattimento della città sul fronte del commercio. In un’intervista dello scorso marzo, in replica a un servizio giornalistico sul fenomeno, ha sottolineato che le cifre testimoniano una tenuta, se non addirittura una crescita. Mi permetto due obiezioni. La prima: i numeri sono di sicuro un elemento attendibile per valutare, ma non sempre spiegano la realtà. È sufficiente pensare alla storiella del pollo e dei due amici che mirano alle sue carni: uno, ricco, lo mangia e l’altro, povero, sta a guardare. Ma per la statistica ne hanno mangiato metà a testa. La seconda riflessione: alla fine per me conta il giudizio della vista e gli occhi ci spiegano che la Varese del commercio di colpi ne perde eccome. Anche se la vice Galimba sostiene che sono stati incentivati gli ambulanti e le vendite in zona (io però non vedo molte tracce…) a mio avviso manca una solida politica che supporti il commercio storico e che venga davvero incontro a spese verosimilmente alte, cominciando da quelle per gli affitti (e i proprietari che “stangano” sono, sia chiaro, l’altra faccia del problema: pure loro finiranno da Lucifero). Chiudo con altre due questioni. La vicesindaca in quell’intervista ha respinto le critiche sul ritorno del mercato in piazza Repubblica, sostenendo che tenere certe attività in centro è una caratteristica comune all’Europa. È vero e io, essendo cresciuto in via Magenta, angolo via Medaglie d’Oro, il mercato l’ho sempre avuto a tiro. Però tra ieri e oggi c’è secondo me una bella differenza: la piazza dell’epoca si prestava di più a ospitarlo e aveva, quale gradevole contorno, un perimetro alberato. E c’era pure il mercato coperto, demolito con l’avvento del complesso de “Le Corti” e stoltamente non ancora riproposto (a maggior ragione se il luogo del teatro diventerà il Politeama ristrutturato in piazza XX Settembre). La piazza Repubblica così com’è stata rivisitata e in attesa di capire se e come ci sarà un coordinamento sensato rispetto al nuovo look e alla nuova funzionalità della ex Caserma, non è né carne né pesce: non è la piazza d’un tempo, appunto “da mercato”, e non è un posto del tutto accogliente, nel quale trovare il modo di rilassarsi. Inoltre il mercato attuale consegna ricordi poco piacevoli, come le macchie sulla pavimentazione che lasciano ogni volta i mezzi degli ambulanti.
Infine Ivana Perusin, parlando di Varese in senso lato e pensando alla valenza turistica della città, ha sottolineato come il visitatore sia accolto dal rinnovato largo Flaiano. Un biglietto da visita esemplare, a detta sua. No, cara vicesindaca. Non contesto il profilo viabilistico – e ritengo che sia stato fatto tutto il possibile per rendere chiari circolazione e doveri da rispettare: gli incidenti che purtroppo a volte si verificano sono il risultato di inqualificabili azioni di sbadati che sbagliano in maniera incredibile – ma sottolineo che l’amministrazione aveva promesso un ben diverso aspetto estetico rispetto agli avanzi di cantiere che ancora oggi rimangono. Un turista che arriva a Varese non si fa l’idea di restare per l’accoglienza che riceve in largo Flaiano. Semmai, scappa.