Politica

ECCO COME VOTARE

GIUSEPPE ADAMOLI - 12/06/2026

Siamo già, emotivamente e strategicamente, ben dentro la campagna elettorale dell’anno prossimo e non sappiamo ancora con quale regole si voterà, cioè il modo con il quale i nostri consensi diventeranno seggi del Parlamento.

Per evitare polemiche inutili va detto però subito che i partiti sono tutti responsabili di questo deprecabile stato di cose, totalmente italiano, che continua dalla fin e della prima Repubblica in poi.

Il nuovo disegno di legge “Stabilicum 2”, approvato recentemente dal governo a correzione della prima versione, prevede la soglia per il premio di maggioranza al 42% anziché al 40%. Stabilisce che la coalizione vincente non potrà superare il 55% dei seggi totali in Parlamento. Conferma l’obbligo, illogico, di indicare il candidato premier e non consente le preferenze.

Giovi ricordare che, se passasse, questo disegno di legge attribuirebbe 70 seggi in più alla Camera e 35 in più al Senato alla coalizione che supera il 42%. Avremmo cioè un metodo che, con l’astensionismo delle ultime elezioni, darebbe il 55% dei seggi alla coalizione con poco più del 20% del corpo elettorale. Non solo, basterebbe uno zero e qualcosa in più di una coalizione rispetto all’altra per dare ai vincitori una fortissima maggioranza. E questo anche con il miglioramento che ci sarebbe con il tetto massimo del 55% dei seggi alla coalizione vincente.

Una delle motivazioni di questo sistema è che sia assolutamente necessario per dare stabilità al governo. Credo invece che abbia ragione Luciano Violante quando afferma che è “illusorio affidare la stabilità alla legge elettorale ma che bisognerebbe piuttosto introdurre la sfiducia costruttiva così che si faccia cadere un governo solo quado è pronto quello nuovo”.

Anche per questa ragione, l’alternativa al sistema proposto potrebbe essere un proporzionale con una soglia di sbarramento del 3 o 4%, con un premio di maggioranza molto temperato e senza nessunissima indicazione del candidato premier. Auspicabili sarebbero le preferenze degli elettori e, appunto, la sfiducia costruttiva per evitare la successione di governi deboli e passeggeri.

In questo modo la scelta del presidente del Consiglio sarebbe largamente affidata alla forza che prende più voti così da mettere principalmente in capo agli elettori anche questa responsabilità salvo le prerogative del Capo dello Stato nei casi di risultati non chiari, di incertezze e di sopravvenute difficoltà.

Il sistema proporzionale non dovrebbe però per nulla significare che i partiti si sentano esentati dal dire chiaramente con chi vogliono governare fissando i punti essenziali del loro programma.

Tutto ciò eviterebbe che ci siano governi con maggioranze che in qualche modo contraddicano le volontà espresse in campagna elettorale.